L’ultima straordinaria scoperta archeologica a Pompei aggiunge un nuovo capitolo alla comprensione della cultura e della religione nell’antica Roma. Nella Regio IX, isolato 10, area in corso di scavo dal febbraio 2023, gli archeologi hanno portato alla luce una sontuosa dimora patrizia con un impianto termale e un’imponente megalografia dionisiaca, un affresco monumentale che si estende lungo tre pareti di un oecus corinzio, circondato da dodici colonne su tre lati e aperto su un giardino ancora da esplorare.
A Pompei torna in scena Dioniso. La scoperta della Casa del Tiaso e il legame con i misteri
Il grande fregio rappresenta un tiaso, il corteo sacro di Dioniso, il dio dell’ebbrezza e della rinascita. Figure di baccanti danzanti e cacciatrici feroci emergono dalla parete, una con un capretto sgozzato sulle spalle, l’altra con le interiora di un animale nelle mani. Giovani satiri dalle orecchie appuntite suonano il doppio flauto, mentre un altro versa vino da un corno in una coppa. Al centro della composizione, una donna, accompagnata da un vecchio sileno che regge una torcia, è la protagonista di una scena di iniziazione ai misteri dionisiaci, rituale che prometteva ai seguaci del dio la rinascita spirituale. La sua postura e il suo sguardo la distinguono dal resto della processione, evocando un momento di passaggio e trasformazione mistica.
Le figure del fregio, alte quasi quanto un essere umano, sono dipinte con una tecnica illusionistica che le fa apparire come sculture animate, poste su piedistalli che amplificano la loro presenza scenica. Lo stile decorativo, riconducibile al Secondo stile pompeiano, colloca la megalografia tra il 40 e il 30 a.C., durante la fase della guerra civile romana. Quando l’eruzione del Vesuvio seppellì la città nel 79 d.C., l’affresco esisteva già da oltre un secolo, testimoniando la persistenza del culto dionisiaco nell’alta società pompeiana.
L’affresco della Casa del Tiaso si inserisce nella tradizione delle grandi scoperte vesuviane, come il Tempio di Iside nel XVIII secolo, la Casa dei Vettii e la Villa dei Misteri nel XX secolo. Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, sottolinea il valore iconografico e simbolico della scoperta: «Dietro l’illusione scenografica si leggono i segni di una crisi religiosa che attraversava il mondo antico. Dioniso, il dio che muore e rinasce, rappresentava un’idea di rinnovamento e trascendenza che trovava eco in una società in trasformazione».
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, al suo debutto ufficiale a Pompei, ha definito la scoperta «storica». «È la mia prima volta qui, ed è indimenticabile», ha dichiarato, annunciando un nuovo stanziamento di 33 milioni di euro per proseguire gli scavi, la manutenzione e il restauro dell’area archeologica, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il sito e il suo straordinario patrimonio artistico. «Zuchtriegel è un fuoriclasse circondato da fuoriclasse - ha detto il ministro - immaginate come sarà questo posto tra un secolo. Noi non ci saremo, ma ci sarà qualcuno che parlerà del ritrovamento di questo ciclo di affreschi. Questo è uno squarcio di luce su un aspetto importante. Tengo a sottolineare l’importanza di una novità, sul più contemporaneo degli Dei, Dioniso». Quindi, ha evocato le parole di Gaspare Barbiellini Amidei nella prefazione a "Gli ultimi giorni di Pompei" di Edward Bulwer-Lytton: «Ognuno vuole e spera e molti operano perché non ci siano mai altri ultimi giorni».
Questa sera, 26 febbraio, il pubblico avrà l’occasione di ammirare per la prima volta la megalografia della Casa del Tiaso grazie alla presentazione di Alberto Angela su Raiuno. Un viaggio affascinante nel cuore di Pompei, alla scoperta di un affresco che sussurra dal passato ai contemporanei il mistero di Dioniso nel mondo classico.