Burning Buzz

“Jazz is more”: il senzatetto che suona e commuove Roma

Barbara Leone
 
“Jazz is more”: il senzatetto che suona e commuove Roma

C'è un foglietto che Andreas porta sempre con sé. Stropicciato, quasi illeggibile, lo tiene in tasca come si custodisce un segreto. Sopra c'è scritto a mano: “Jazz is more”. Il jazz è di più. Più di cosa, non è chiaro. Più di un tetto, forse, più di un pasto caldo, e di quella normalità che la vita gli ha sottratto. Per Andreas, che ha sessantanove anni e vive per strada a Roma dal 2019, il jazz è tutto ciò che gli resta.

“Jazz is more”: il senzatetto che suona e commuove Roma

È identità, memoria, un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni. È l'unica cosa che nessuno è riuscito a portargli via. Nato a Verden, un piccolo paese della Bassa Sassonia, Andreas oggi è uno dei tanti invisibili della Capitale. Uno di quei volti che incrociamo e dimentichiamo nello stesso istante, ombre confuse tra i sampietrini. Eppure è stata proprio la musica, quella che gli scorre dentro da quando era bambino, a restituirgli una forma di esistenza. E, inaspettatamente, una comunità disposta a vederlo. E’ successo lo scorso 21 dicembre, quando al mercato di San Silverio i commercianti hanno organizzato una piccola festa con il Municipio Roma XIII Aurelio e l'Associazione Musicopaideia.

Niente di eclatante: un pianoforte tra le bancarelle messo lì, a disposizione di chiunque volesse suonare. Un gesto semplice, quasi fragile, in una città che corre troppo veloce per fermarsi davvero. Andreas vede il pianoforte e aspetta. Aspetta con quella pazienza che hanno solo le persone abituate ad aspettare tutto: un pasto alla mensa, la gentilezza di uno sconosciuto, un posto caldo dove riposare. Quando arriva il suo turno si siede e inizia a suonare.

Dieci minuti. Dieci minuti che bastano a sospendere il tempo, a imporre un silenzio inatteso tra la frutta esposta e le voci del mercato. In quei dieci minuti l'uomo con i vestiti consumati e lo sguardo stanco smette di essere un senzatetto e torna a essere ciò che è sempre stato: un musicista. Le sue mani volano sui tasti bianchi e neri con una sicurezza che parla di anni di studio, di Bach imparato da bambino, di blues penetrato nelle ossa. Qualcuno accende una diretta Facebook.

Il video rimbalza, esplode sui social diventando virale. Migliaia di visualizzazioni in poche ore, commenti pieni di stupore, condivisioni a catena. La solidarietà, quella che spesso fatica ad accendersi, questa volta corre veloce. "Non avete idea di quanto affetto sia arrivato in questi giorni al nostro amico Andreas", scrivono dalla pagina del mercato. E poi quella frase perfetta e lancinante al tempo stesso. Un colpo al cuore: "Sapete che porta sempre con sé un foglio con scritto 'Jazz is more'? È proprio il caso di aggiungere: 'Jazz is cure'". Il jazz cura.

Ricostruire la sua storia è un'impresa complicata. Andreas parla poco italiano, un inglese frammentato, e ovviamente il tedesco. I ricordi emergono confusi, a volte si contraddicono. "Non sappiamo sempre cosa sia successo davvero", dice un commerciante. Ma forse è inevitabile: perché quando la vita diventa una questione di sopravvivenza quotidiana, il passato perde nitidezza, si sfoca. Resta solo il presente, quel qui e ora crudo e immediato. Una cosa però è certa: la musica sempre da lontano.

Andreas, raccontano le voci che si rincorrono al mercato, comincia a suonare il pianoforte a otto anni, per volontà di sua madre. Dopo la scuola lavora come cuoco, poi come costruttore di organi nelle chiese, un mestiere antico che chiede orecchio assoluto e mani pazienti. Poi, a un certo punto, qualcosa si rompe. Non si sa cosa, non si sa quando, non si sa come. E forse non è nemmeno la domanda giusta da porre. Perché sono cose che accadono, possono accadere a chiunque. Solo che noi tendiamo a dimenticarlo, mentre diamo per scontate le nostre piccole certezze.

Una compagna, una casa, un lavoro, una blues band: è tutto ciò che Andreas chiede al futuro. Un inventario minimo, quasi imbarazzante nella sua semplicità. Affetto, stabilità, la possibilità di suonare insieme ad altri. Niente di straordinario, solo una vita normale. Che per lui, però, ha il peso di un miraggio. Forse quel foglietto sgualcito che Andreas porta sempre con sé dice la verità: il jazz è di più. È la sua cura. E forse, in fondo, la nostra lo sono persone come lui, capaci di ricordarci che dietro ogni invisibile c’è un universo intero, e che la bellezza può ancora nascere proprio quando tutto sembra perduto.

  • Ora gli applausi sono tutti per loro - Roberto Bolle
  • Ora è il momento di tifare per loro - Jasmine Paolini
  • Milano Cortina 2025 con Pirelli
  • Generali -300x600 - Adesso per il tuo futuro
  • Ifis - Siamo il credito per la tua azienda 300x600
  • Ifis - Siamo il credito per la tua azienda 300x600
  • Non è solo luce e gas, è l'energia di casa tua.
  • Emergenza Traumatologica
Newsletter Euroborsa
Notizie dello stesso argomento
“Jazz is more”: il senzatetto che suona e commuove Roma
09/01/2026
Barbara Leone
“Jazz is more”: il senzatetto che suona e commuove Roma
L'insostenibile leggerezza del carbone
05/01/2026
Barbara Leone
L'insostenibile leggerezza del carbone
Una storia importante
29/12/2025
Barbara Leone
Una storia importante
Un Mameli corretto, grazie
26/12/2025
di Barbara Leone
Un Mameli corretto, grazie