Economia

Meno tasse sulle famiglie, più prelievo su banche e grandi imprese, la nuova geografia del fisco italiano

di Redazione
 
Meno tasse sulle famiglie, più prelievo su banche e grandi imprese, la nuova geografia del fisco italiano
Negli ultimi quattro anni il sistema fiscale italiano ha cambiato assetto in modo significativo, redistribuendo il peso del prelievo e modificando i benefici percepiti da famiglie e imprese. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre, le famiglie italiane hanno usufruito di una riduzione complessiva delle imposte pari a 33,3 miliardi di euro grazie agli interventi approvati dal governo Meloni nelle quattro ultime Leggi di Bilancio. Una cifra imponente, frutto della revisione dell’Irpef, del taglio del cuneo fiscale, del rafforzamento del regime forfettario e dell’ampliamento di deduzioni, esenzioni e bonus dedicati ai nuclei con figli e ai lavoratori dipendenti.

Nonostante il risparmio percepito dai contribuenti, la pressione fiscale complessiva è risalita fino al 42,8% del Pil nel 2025, come mostra il grafico riportato a pagina 4 del documento CGIA, dove la curva evidenzia una dinamica crescente rispetto alla media del 2024. Una contraddizione solo apparente, il rialzo è infatti dovuto da un lato all’aumento dell’occupazione, circa 850mila lavoratori in più tra fine 2022 e novembre 2025, che ha incrementato il gettito tributario e contributivo, dall’altro alle scelte normative che negli ultimi anni hanno inciso sulle società di capitali, sui grandi gruppi assicurativi e su istituti bancari.

Banche e assicurazioni, in particolare, risultano tra i soggetti maggiormente colpiti dalla revisione della disciplina sugli extraprofitti e dall’inasprimento dell’Irap: l’Ufficio Studi CGIA stima un maggior versamento complessivo di 5,6 miliardi di euro a partire dal 2026, come indicato dal report. A questo si aggiungono gli effetti della sospensione della deducibilità di costi specifici e dell’abrogazione dell’Ace, misura che da sola valeva circa 4 miliardi di risparmio annuo per le società di capitali.

Il documento evidenzia anche come la riduzione del cuneo fiscale abbia permesso al reddito dei lavoratori dipendenti di crescere quasi in linea con l’inflazione: tra il 2019 e il 2023 il reddito imponibile è aumentato del 16,8%, a fronte di un’inflazione al 17,2%, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica. Un risultato che ha quasi neutralizzato gli effetti distorsivi del fiscal drag, evitando che l’aumento dei prezzi traslasse i contribuenti verso scaglioni più onerosi senza reali miglioramenti nel potere d’acquisto.

La ricostruzione delle misure contenute nelle diverse manovre fiscali, conferma che l’orientamento del governo è stato quello di alleggerire la pressione su lavoratori e famiglie, rendendo strutturale la revisione dell’Irpef e ampliando i benefici contributivi per i redditi più bassi. Allo stesso tempo, l’aumento delle entrate complessive è stato sostenuto da una maggiore contribuzione delle imprese di grandi dimensioni, in particolare nei comparti finanziario, assicurativo ed energetico.

Un’Italia che sposta il baricentro del proprio sistema fiscale: meno peso sui nuclei familiari, più risorse richieste ai soggetti con maggiore capacità contributiva e un gettito trainato dall’espansione occupazionale. Una trasformazione che ridisegna l’intero sistema di prelievo e che promette effetti duraturi sul rapporto tra cittadini, imprese e finanza pubblica.
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