Economia
Rapporto ABI: il credito a imprese e famiglie accelera a fine 2025
di Redazione

Il Rapporto Mensile dell'ABI di gennaio 2026 delinea un quadro di resilienza e consolidamento per il settore creditizio italiano, evidenziando una dinamica positiva sia negli impieghi che nella qualità degli attivi.
A dicembre 2025, i prestiti a famiglie e imprese hanno registrato una crescita del 2,3% su base annua, accelerando rispetto al +2,1% di novembre e segnando il dodicesimo mese consecutivo di incremento per i nuclei familiari, mentre per il comparto produttivo si tratta del sesto aumento mensile di fila.
Sul fronte della raccolta, si assiste a una massiccia migrazione verso forme di investimento più remunerative, con la raccolta indiretta che ha segnato un balzo di 106,5 miliardi di euro tra novembre 2024 e novembre 2025, di cui oltre 35 miliardi riconducibili alle famiglie.
La raccolta diretta complessiva ha mostrato invece un incremento del 2,0% a dicembre 2025, trainata da una crescita dei depositi del 2,1% e delle obbligazioni dell'1,1%. Per quanto riguarda il costo del denaro, il tasso medio sul totale dei prestiti in essere è rimasto stabile al 3,97%.
Tuttavia, i tassi sulle nuove operazioni mostrano segnali di distensione rispetto ai picchi del 2023: il tasso medio sui nuovi mutui per l’abitazione si è attestato al 3,37%, nettamente inferiore al 4,42% di dicembre 2023, pur segnando un lieve rialzo rispetto al 3,30% di novembre. Parallelamente, il tasso sui nuovi finanziamenti alle imprese è sceso al 3,64%, contro il 5,45% di fine 2023.
Nel comparto della raccolta, i nuovi depositi a durata prestabilita hanno offerto un rendimento del 2,14%, valore che in Italia si mantiene stabilmente superiore alla media dell'area euro.
Il tasso medio sull'intero stock di depositi è rimasto invariato allo 0,63%, mentre i conti correnti hanno visto un lieve ritocco allo 0,29%. Lo spread tra il tasso sui nuovi prestiti e la nuova raccolta si è posizionato a 213 punti base.
Notizie estremamente positive giungono dalla gestione del rischio: a novembre 2025, i crediti deteriorati netti sono scesi a 29,7 miliardi di euro, incidendo appena per l'1,42% sui prestiti totali, un livello sensibilmente inferiore all'1,51% di fine 2024 e lontano anni luce dal picco del 9,8% registrato nel 2015, confermando la solidità strutturale del sistema bancario nazionale.