Il sistema del fuori casa in Italia si conferma un asset strategico da 23,8 miliardi di euro, capace di generare quasi 6 miliardi di visite nel 2025 e di agire come una vera e propria infrastruttura sociale ed economica del Paese. I dati presentati da FIPE-Confcommercio al SIGEP 2026 delineano un comparto caratterizzato da una capillarità estrema, con 152 mila esercizi che presidiano il territorio garantendo un’apertura media di 14 ore giornaliere. Nonostante la solidità della domanda, concentrata per il 44% sulla colazione e per il 29% sulle pause quotidiane, il settore manifesta una fragilità strutturale legata a uno scontrino medio di soli 4,20 euro, un valore che mette a dura prova la sostenibilità dei piccoli operatori indipendenti, che rappresentano la quasi totalità del mercato (148.830 unità contro le 3.820 appartenenti a catene). Le difficoltà sono certificate dal saldo demografico negativo delle imprese, con una perdita di 2.884 unità nei primi tre trimestri del 2025 e un tasso di sopravvivenza a cinque anni che si ferma al 53%. Sul fronte occupazionale, il comparto impiega 367.900 addetti, con una spiccata componente femminile (58,9%) e giovanile (41,3%), confermando il trend di crescita iniziato nel 2023.
Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE-Confcommercio, ha sottolineato come le evidenze emerse confermino la centralità di questi esercizi nella vita degli italiani, ma impongano al contempo un cambio di passo: “Il 2026 dovrà essere l’anno in cui il sistema del fuoricasa saprà trovare un nuovo punto di equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dell’offerta e capacità di intercettare abitudini di consumo in rapido cambiamento. Bar, gelaterie e pasticcerie non sono solo attività economiche, ma presìdi di socialità, identità e attrattività turistica: valorizzarli significa investire su un patrimonio che rende unico il nostro Paese e che può continuare a generare valore per imprese, lavoratori e territori”.
Sulla stessa linea Andrea Illy, Presidente di Illycaffè e Consigliere Fipe per l’Osservatorio sulla filiera del bar, che ha evidenziato le criticità derivanti dai mutamenti demografici e dalla concorrenza di modelli alternativi: “Tramite le sue funzioni primarie di ristoro e convivialità, il bar italiano svolge un ruolo sociale irrinunciabile. Ci sono concrete opportunità di rivitalizzazione della rete nazionale attraverso l’innovazione e il miglioramento della qualità. A tal fine, le leve che la FIPE intende attivare sono la formazione professionale, il bello, buon e ben fatto come pezzo forte dell’Italia, e nuovi modelli di business che mobilitino investimenti”.