Economia

Leonardo Fincantieri, l’ipotesi di fusione riaccende il dibattito sulla strategia industriale dell’Italia

di Redazione
 
Leonardo Fincantieri, l’ipotesi di fusione riaccende il dibattito sulla strategia industriale dell’Italia
Le parole sono bastate a smuovere un terreno che da anni attende una direzione chiara. Durante una conferenza alla Bocconi, il presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, ha lasciato intendere che un futuro matrimonio industriale tra il colosso della difesa e Fincantieri potrebbe non essere più un tabù. “Spero che un giorno sia pensabile che noi due ci fondiamo”, ha dichiarato rivolgendosi a Claudio Cisilino, Executive Vice President Operations del gruppo navale, seduto tra il pubblico.

Una frase breve, ma sufficiente a riaprire un discorso che negli ultimi anni era rimasto sospeso tra ambizioni, reticenze politiche e dossier mai davvero affrontati fino in fondo. Leonardo e Fincantieri, entrambe a controllo pubblico, collaborano già su vari programmi strategici, dall’elettronica per la difesa ai grandi progetti navali. Eppure ogni tentativo di spingersi oltre si è sempre scontrato con due ostacoli classici dell’industria italiana, la difficoltà di mettere ordine nelle priorità e il timore di ridisegnare equilibri consolidati.

L’intervento di Pontecorvo va letto proprio in questo contesto, in un momento in cui Fincantieri ha scelto di muoversi con decisione nel settore della difesa, come indicato nell’ultimo piano quinquennale. Lo scenario internazionale, attraversato da nuove tensioni e da una crescente domanda di capacità militari integrate, rende l’ipotesi di un polo unico della difesa italiana più attuale che mai. Una struttura coordinata, capace di sommare le competenze aerospaziali e navali, potrebbe infatti rafforzare il peso dell’Italia nei grandi programmi europei, sostenere l’export e aumentare la competitività tecnologica in un settore dove le dimensioni contano.

Ma il dibattito non è solo industriale. Ogni mossa di questo tipo porta con sé un significato politico. Una fusione metterebbe sul tavolo la necessità di definire una governance comune, di armonizzare modelli organizzativi diversi e di gestire la complessa interazione tra Stato-azionista e management. Negli anni passati proprio questi nodi hanno reso difficile anche solo immaginare un percorso condiviso.

Le parole pronunciate alla Bocconi non sono un annuncio, né un passo formale. Sono però un segnale. In un Paese spesso frenato dall’indecisione più che dai limiti industriali, l’idea di una convergenza tra Leonardo e Fincantieri richiama la necessità di una visione che superi l’emergenza del presente e costruisca una prospettiva più solida per il sistema difesa. Una visione che oggi appare più necessaria che mai.
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