Economia

L’Italia industriale riaccende i motori

di Redazione
 
L’Italia industriale riaccende i motori
Non è un semplice rimbalzo statistico, ma un cambio di qualità del ciclo industriale: i dati sulla produzione mostrano che nell’ultimo quadrimestre del 2025 l’industria italiana passa dalla fase di resistenza a quella di ricomposizione, con segnali che anticipano più il 2026 di quanto raccontino il consuntivo dell’anno. Il totale dell’industria torna positivo nei mesi chiave (+1,4% a settembre e +1,4% a novembre), ma soprattutto migliora la struttura interna della crescita. 

Il segnale più rilevante arriva dai beni strumentali, che nel finale d’anno registrano +0,9% a settembre e un deciso +3,3% a novembre, indicando una ripartenza degli investimenti produttivi non legata a incentivi straordinari, ma a scelte industriali più strutturate. È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui siamo di fronte a un passaggio che segna il superamento della fase difensiva seguita agli shock degli anni precedenti. 

In parallelo, tornano a muoversi i beni intermedi, positivi tra settembre e novembre (+1,4% e +1,0%), segnale che le filiere industriali ricominciano a operare in modo coordinato. A differenza del 2024, quando i comparti si muovevano in modo disallineato, nel finale del 2025 emerge una maggiore coerenza lungo la catena del valore, elemento tipico delle fasi di normalizzazione avanzata del ciclo. 

Anche il contributo dell’energia cambia natura: pur restando volatile, il comparto smette di essere un fattore di destabilizzazione e torna a offrire supporto alla produzione, con variazioni positive rilevanti nel corso dell’anno (+7,0% a febbraio, +7,9% a giugno), riducendo l’incertezza sui costi e migliorando la capacità di pianificazione delle imprese. Il quadro del 2025 si distingue così nettamente dal 2024, anno di forte aggiustamento culminato nel calo del -6,9% di dicembre, che ha però svolto una funzione di “pulizia ciclica”, accelerando la riduzione delle scorte e il rinvio degli investimenti meno sostenibili. 

Il miglioramento nel finale 2025 appare quindi più solido proprio perché arriva dopo una fase di correzione profonda. In una lettura di medio periodo, il percorso resta coerente: il 2023, pur chiuso in calo sul totale (-2,0%), aveva mantenuto dinamica positiva nei beni strumentali (+4,5%), mentre il 2022 si era chiuso in lieve crescita (+0,3%). La sequenza 2022–2025 delinea dunque una transizione ordinata dalla fase post-pandemica a un nuovo equilibrio produttivo. 

Come commentato dal presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, l'ultimo quadrimestre del 2025 segna un punto di svolta non tanto per un singolo rimbalzo congiunturale, quanto per la qualità del miglioramento che emerge, con i beni strumentali che tornano protagonisti segnalando che le imprese stanno tornando a programmare e non solo a resistere. Secondo le rielaborazioni dei dati Istat effettuate dal Centro studi, il 2025 mostra segnali concreti di riattivazione ciclica dopo una lunga fase di debolezza, con il dato di aprile 2025 (+0,1%) seguito dal +0,9% di luglio che ha rappresentato il primo vero punto di svolta verso un mercato in fase di normalizzazione. 

Particolarmente significativo resta l’andamento dei beni strumentali come indicatore anticipatore del ciclo, con un robusto +3,3% a novembre che presuppone una crescita più stabile nel medio periodo, supportata anche dai beni intermedi che riflettono filiere industriali gradualmente riattivate. Sul fronte dei beni di consumo, il quadro resta più articolato ma con elementi positivi nei non durevoli (+2,9% a settembre), mentre il comparto energia beneficia di una maggiore stabilità dei prezzi e della normalizzazione degli approvvigionamenti. La sequenza 2022-2025 può essere letta come una transizione complessa che approda oggi a una stabilizzazione avanzata, ponendo basi più robuste per una crescita graduale nel prossimo biennio.
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