L’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto delle famiglie italiane, con un impatto particolarmente significativo sul settore alimentare. È quanto denunciano le associazioni dei consumatori a seguito dei dati diffusi oggi dall’Istat, sollecitando il governo a intervenire con misure mirate e strutturali. Secondo le stime di Assoutenti, i rincari registrati nel comparto alimentare hanno comportato un aggravio complessivo di 4,8 miliardi di euro sulle famiglie italiane.
Carrello della spesa: rincari alimentari erodono 4,8 miliardi dalle famiglie italiane
"I numeri definitivi dell'Istat certificano ciò che denunciamo da mesi: a fronte di una inflazione sotto controllo, i listini dei generi alimentari registrano nel 2025 un andamento anomalo e una crescita sostenuta, nonostante non vi siano più gli effetti negativi di fattori come guerra in Ucraina o caro-energia che spingono al rialzo i prezzi", spiega Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti. "Nello specifico nel 2025 i prezzi di prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno registrato una crescita media del +2,9% rispetto all'anno precedente, con gli alimentari non lavorati saliti addirittura del +3,4%, determinando una stangata alimentare, a parità di consumi, da +4,8 miliardi di euro sulle famiglie italiane. Rincari che per alcuni prodotti sono stati a due cifre, e che hanno modificato fortemente le abitudini di spesa degli italiani, portando a una riduzione dei cibi in tavola e a un peggioramento nella qualità degli acquisti, al fine di contenere la spesa. Un allarme che il governo non può più ignorare, e che deve portare nel 2026 a misure specifiche in favore delle famiglie: gli alimentari sono una voce di spesa primaria di cui i cittadini non possono fare a meno, e i rincari registrati nel settore non solo incidono su redditi e capacità di spesa, ma impoveriscono giorno dopo giorno una larga fetta di popolazione".
Sulla stessa linea, l’Adoc sottolinea come si tratti di "un'emergenza prezzi ormai strutturale che continua a erodere il potere d'acquisto delle famiglie, costrette a rinunciare a beni essenziali e a spendere sempre di più per avere sempre di meno". L’associazione evidenzia che "l'anno si chiude con una crescita media dell'1,5%, ma il vero allarme scatta tra gli scaffali: il carrello della spesa accelera al +1,9% e i prezzi degli alimentari non lavorati subiscono un'impennata passando dal +1,1% al +2,3% in un solo mese. Il caro vita sta colpendo indistintamente tutte le fasce di reddito, traducendosi in un sacrificio proporzionalmente insostenibile per le famiglie meno abbienti".
In questo contesto, l’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulla filiera agroalimentare viene considerata "un atto necessario per fare piena luce sui meccanismi di formazione dei prezzi".
L’Adoc rileva che "è inaccettabile che tra il 2021 e il 2025 sia emersa una discrasia di ben 8 punti percentuali tra l'inflazione generale e l'aumento dei beni alimentari: un divario che va fermato immediatamente". Per l’associazione, "abbandonare la logica dei pannicelli caldi è indispensabile: misure temporanee come i bonus o la carta 'Dedicata a te' non bastano più a contenere un'emorragia di risparmi così profonda. Servono riforme strutturali urgenti: uno stop deciso alla speculazione, il contrasto al fenomeno della shrinkflation, la rimodulazione dell'IVA sui beni di prima necessità e lo scorporo immediato delle accise sui carburanti. I consumi rappresentano quasi il 60% del PIL nazionale. Senza un'azione concertata tra tutti i soggetti coinvolti e un intervento per sterilizzare questi aumenti, non potrà esserci né una ripresa dei consumi interni, né una reale crescita economica".
Anche il Codacons chiede un intervento mirato del governo. "I dati Istat confermano purtroppo i nostri allarmi circa i rincari che si sono registrati nel 2025 in alcuni settori fondamentali per i bilanci delle famiglie, e non caso l'Antitrust, accogliendo la nostra richiesta, ha di recente aperto un faro sull'andamento dei listini alimentari in Italia", afferma l’associazione. "Ci aspettiamo ora un intervento del governo teso a calmierare la crescita dei prezzi e tutelare adeguatamente il potere d'acquisto delle famiglie".
Secondo i calcoli del Codacons, l’inflazione media del 2025 si traduce in un aggravio da +496 euro annui sui bilanci di una famiglia “tipo” e da +685 euro per un nucleo con due figli. "Tra i vari comparti quello che desta più preoccupazione è il settore alimentare: i prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno registrato una crescita quasi doppia rispetto al tasso medio di inflazione, salendo del +2,9%, pari a una maggiore spesa di +269 euro per una famiglia con due figli", sottolinea l’associazione. Particolarmente significativa è anche la crescita dei listini nei Servizi ricettivi e di ristorazione, che hanno segnato un +3,4% su base annua, a conferma dei rincari registrati nell’intero comparto turistico durante il 2025. L’analisi dei dati territoriali evidenzia differenze rilevanti.
La Puglia ha registrato l’inflazione più alta a livello regionale, con un aumento dei prezzi del +2,1%, mentre Molise e Valle d’Aosta hanno segnato la crescita più contenuta, pari allo 0,9%. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, tra le città più care del 2025 spicca Bolzano, dove l’inflazione del +2,2% comporta una spesa aggiuntiva di 730 euro per una famiglia tipo, seguita da Siena, Rimini, Belluno e Padova, con aumenti compresi tra 479 e 649 euro. Le città più economiche risultano invece Brindisi, Sassari, Benevento, Trapani e Campobasso, con incrementi tra 197 e 213 euro. A livello regionale, il Trentino-Alto Adige registra l’inflazione più alta (+1,9%, +587 euro), seguito da Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre le regioni più convenienti sono Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, con aumenti tra 213 e 250 euro.