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Il Garante senza garanzie, le dimissioni di Scorza e il crollo della fiducia percepita

di Demetrio Rodinò
 
Il Garante senza garanzie, le dimissioni di Scorza e il crollo della fiducia percepita
La notizia non è solo che Guido Scorza si è dimesso. La notizia è che, nelle motivazioni del suo addio, si nasconde la vera sentenza politica che grava sull'intero Collegio del Garante della Privacy: la perdita della "autorevolezza percepita".

Mentre la magistratura indaga per peculato e corruzione, e Report si appresta a svelare nuovi documenti imbarazzanti, il passo indietro di Scorza scoperchia il "vaso di Pandora" di una gestione in cui l'etica pubblica sembra essere stata piegata a logiche di privilegio personale.

Nel suo video di commiato, Scorza tocca il nervo scoperto della vicenda. "Senza fiducia percepita", dice, "diventa impossibile promuovere e proteggere un diritto fragile come la privacy". È un’ammissione brutale: un’Autorità Indipendente non può funzionare se grava su di essa anche solo il sospetto di non essere, appunto, indipendente o integra. Scorza lascia rivendicando la sua innocenza penale, ma soccombendo alla responsabilità istituzionale. Una distinzione sottile che, tuttavia, isola drammaticamente gli altri tre componenti del Collegio, il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia, che rimangono al loro posto nonostante la richiesta di azzeramento che arriva ormai sia dall'interno (i dipendenti) che dall'esterno (le opposizioni).

L'aspetto più critico che emerge dalle inchieste non è tanto la cifra spesa, quanto il meccanismo consapevole per giustificarla. La rivelazione secondo cui esisterebbe un "documento inedito" che prova la consapevolezza dei Garanti di essere in difetto sui rimborsi trasforma la questione da amministrativa a morale.

Per anni, il vertice dell'Autorità avrebbe evitato di approvare il regolamento interno (sollecitato dal 2021) che fissava tetti di sobrietà: 100 euro per i pasti, 190 euro per gli hotel. In assenza di quelle regole, si è proceduto con notti in hotel 5 stelle fino a 690 euro. Qui risiede il nodo etico: il ritardo nell'approvazione delle norme non appare come burocrazia, ma come dolo. Un'autorità preposta a far rispettare le regole agli altri (aziende, cittadini, Stato) ha deliberatamente evitato di darsi delle regole per godere di "agi alle spalle dei cittadini".

Se per il Collegio l'accusa è di aver usato l'Ente come un bancomat di lusso, per Scorza la questione morale era aggravata dalla "sospetta contiguità" con lo studio legale E-Lex. Scorza, l'unico a non votare la sanzione a Report (un atto di indipendenza intellettuale che gli va riconosciuto), cade vittima di quel sistema di "porte girevoli" tra controllore e controllato che in Italia fatica a essere regolamentato. Gestire pratiche di clienti dello studio fondato da lui stesso, dove lavora la moglie, mentre siede nel board che deve giudicare quelle stesse pratiche, configura un conflitto d'interessi che, prima ancora che reato, è un gigantesco scivolone di opportunità politica.

Ora lo scenario è desolante. Il Collegio può tecnicamente operare con tre membri, ma con quale forza morale il presidente Stanzione potrà firmare sanzioni a colossi come Meta o Google, mentre gli inquirenti setacciano le sue spese e si indaga su presunti favori (le tessere Vip) ricevuti da ITA Airways in cambio di clemenza?

La politica, finora timida (con la maggioranza che si trincera dietro il garantismo e scarica la paternità della nomina sul Conte II), si trova di fronte a un vicolo cieco. Non esistono meccanismi automatici di revoca, ma la pressione dei dipendenti dell'Autorità, che chiedono le dimissioni di tutti perché non li ritengono più "né credibili né equidistanti", certifica la morte clinica della reputazione dell'attuale vertice.

Il "passo indietro" di Scorza, definito "scelta egoisticamente peggiore ma eticamente necessaria", rischia di essere l'unico atto di dignità in una vicenda che sta trasformando il Garante della Privacy da scudo dei diritti dei cittadini a simbolo di una casta arroccata nei suoi privilegi.
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