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Gen Z e il primato della salute mentale. Bain & Company, le abitudini di consumo e sostenibilità in Italia

di Redazione
 
Gen Z e il primato della salute mentale. Bain & Company, le abitudini di consumo e sostenibilità in Italia
L’era del possesso materiale tramonta definitivamente sotto la spinta dei nati tra il 1996 e il 2015, una generazione che sta trasformando il benessere olistico e la coerenza etica in nuovi driver macroeconomici. Secondo l’ultima analisi del Consumer Lab di Bain & Company, condotta su oltre 1.500 consumatori italiani, emerge un profilo demografico che non valuta più il successo attraverso la capacità di accumulo, ma tramite la qualità della vita e l’impatto sociale. 

Il dato più dirompente riguarda la gerarchia delle priorità: per il 77% della Gen Z italiana la salute mentale rappresenta la preoccupazione assoluta, superando nettamente il benessere finanziario, che si ferma appena al 27%, posizionandosi persino dopo la qualità del sonno (42%) e la socialità (47%). 

Questa inversione di tendenza impone un cambio di rotta radicale per le imprese, poiché la forza lavoro e i consumatori di domani non considerano più il salario come unico incentivo. Parallelamente, il report evidenzia le criticità dell’iperconnessione: l’83% dei giovani ammette un rapporto squilibrato con i dispositivi digitali, con una media di 185 controlli quotidiani allo smartphone che frammentano la giornata e riducono la produttività per il 43% degli intervistati. 

Questa "fatica digitale", come rilevato da Marco Caldarelli, Senior Partner di Bain & Company, sta innescando una reazione contraria che valorizza le connessioni umane autentiche e l’ufficio come spazio di comunità piuttosto che di mero lavoro. Sul fronte dei consumi, il rischio reputazionale per i brand è oggi ai massimi storici: il 57% della Gen Z ha già scelto di boicottare marchi non allineati ai propri valori, con punte di dissenso legate all’animal cruelty (36%) e a pratiche di business non etiche (30%). 

In Italia, i settori più esposti a questo scrutinio valoriale sono il Food & Beverage (52%) e il Fashion (42%), quest’ultimo colpito dalla crescente avversione verso i modelli di fast fashion non sostenibili. Le aziende sono dunque avvertite, la trasparenza e la missione sociale sono diventate requisiti competitivi strutturali, senza i quali la fidelizzazione del cliente e l’attrazione dei talenti diventano obiettivi irraggiungibili in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità umana e ambientale.
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