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Giustizia civile, il costo dell'attesa che uccide le PMI

di Redazione
 
Giustizia civile, il costo dell'attesa che uccide le PMI
Non è solo una questione di diritto, è un’ipoteca sulla crescita. In Italia, la bilancia della giustizia civile non pende in modo uniforme, ma oscilla pericolosamente a seconda della latitudine, trasformando la durata dei processi in un fattore di distorsione della competitività. L'ultimo rapporto di Confartigianato scatta una fotografia impietosa di un sistema giudiziario frammentato, dove il "disposition time", l'indicatore che misura il tempo medio per definire un procedimento, varia dai 132 giorni di Gorizia agli oltre 900 di Vibo Valentia.

Il fattore tempo come barriera all'impresa

A livello nazionale, la media per la risoluzione di una controversia civile si attesta sui 364 giorni. Ma è scavando nei dati territoriali che emerge la vera criticità. Se nel Centro-Nord la macchina giudiziaria corre con una media di 308 giorni (il 15,4% in meno rispetto al dato nazionale), il Mezzogiorno resta impantanato in un’attesa media di 443 giorni (+21,7%).

Questa asimmetria non è un semplice dato statistico, ma un costo occulto per le imprese. "I tempi lunghi della giustizia civile rappresentano un freno allo sviluppo", avverte Marco Granelli, Presidente di Confartigianato. "Soprattutto per le piccole imprese, l’incertezza sulla durata delle decisioni giudiziarie può significare rinunciare a investimenti e occupazione".

Top e Flop: la geografia dei tribunali

L’analisi mette in luce eccellenze locali che si posizionano su standard europei, contrapposte a situazioni di paralisi quasi totale:

Gorizia guida la classifica dell’efficienza (132 giorni), seguita da Vercelli (151) e Biella (161). Anche grandi poli produttivi come Parma (180) e Verona (200) mostrano una tenuta soddisfacente.

All’estremità opposta si trova Vibo Valentia con un record negativo di 928 giorni, quasi tre anni per una sentenza di primo grado. Seguono Venezia (773) e Vallo della Lucania (726).

A livello regionale, il divario si conferma netto: la Valle d’Aosta (239 giorni) e il Piemonte (248) si confermano le aree più "business friendly" sotto il profilo legale, mentre la Sardegna (535 giorni) e la Basilicata (483) chiudono la classifica.


Il nodo del lavoro privato

Il quadro si complica ulteriormente se si analizzano le controversie legate al lavoro privato (licenziamenti, contratti e precariato), dove la media nazionale sale a 401 giorni. Qui le disparità diventano abissali: se a Vasto bastano 109 giorni per una sentenza, a Sulmona servono 1.420 giorni (quasi quattro anni). La Basilicata, in questo ambito, registra la maglia nera regionale con una media di 933 giorni, un tempo che di fatto vanifica l'efficacia della tutela del lavoro e delle imprese.

Per Confartigianato, l'efficienza dei tribunali deve tornare in cima all'agenda economica. La richiesta di Confartigianato è il rafforzamento degli organici, migliore organizzazione degli uffici e incentivi legati alle performance. Il rischio, conclude la Confederazione, è quello di vanificare gli sforzi di rilancio previsti dal PNRR, che ha proprio nella riforma della giustizia uno dei suoi pilastri fondamentali per attrarre capitali esteri e sostenere il tessuto produttivo più fragile.

Senza una giustizia rapida, l'Italia rischia di restare un Paese a competitività limitata, dove la certezza del diritto è subordinata al codice postale dell'impresa.
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