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Draghi al Premio Carlo Magno, "Europa in pericolo, servono unità e forza militare"

di Redazione
 
Draghi al Premio Carlo Magno, 'Europa in pericolo, servono unità e forza militare'
Mentre le faglie geopolitiche si fanno più profonde e la competitività del Vecchio Continente scivola pericolosamente verso il basso, l’Europa sceglie di aggrapparsi alla sua bussola più affidabile. L’assegnazione del Premio Internazionale Carlo Magno 2026 a Mario Draghi non è solo un tributo alla carriera dell'uomo che salvò l'euro, ma un segnale politico ed economico dirompente: la strategia della sopravvivenza europea passa oggi, inevitabilmente, per la "ricetta Draghi".

In un videomessaggio che ha accompagnato l’annuncio ad Aquisgrana, l'ex Presidente della BCE e del Consiglio italiano non ha usato mezzi termini, delineando un quadro di fragilità senza precedenti. "L’Europa forse non ha mai avuto così tanti nemici come oggi, sia interni che esterni", ha avvertito Draghi.

L’Unione, dice Draghi, non è più in un’epoca di pace garantita e mercati aperti. Se un decennio fa il nemico era la speculazione finanziaria, sconfitta dal celebre “Whatever it takes”, oggi la minaccia è esistenziale e multidimensionale. Draghi punta il dito contro le "debolezze autoinflitte": un eccesso di burocrazia, la frammentazione dei mercati della difesa e dell'energia, e un’incapacità cronica di tradurre l’innovazione in crescita economica.

Nelle motivazioni del comitato del Karlspreis, il legame tra stabilità e competitività è il cuore del riconoscimento. "La situazione è drammatica: l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze", si legge nel documento ufficiale.

Per il Consiglio del Premio, Draghi è l’unico leader in grado di indicare la via per evitare la marginalizzazione tecnologica e politica rispetto a giganti come Stati Uniti e Cina. I punti cardine della sua visione, cristallizzati nel Rapporto Draghi 2024, sono diventati ormai il programma d'azione necessario per l’UE.

Con la cerimonia prevista per il 14 maggio ad Aquisgrana, Draghi entra in un club ristretto di personalità che hanno segnato il destino del continente. Succede a figure come la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen (2025) e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky (2023), sottolineando la continuità di una linea europea che cerca nella solidarietà e nella forza la propria ragion d'essere.

Il premio a Draghi suona come un sollecito ai governi nazionali affinché diano seguito alle raccomandazioni del suo rapporto. Se il 2012 fu l'anno del salvataggio monetario, il 2026 si profila come l'anno del salvataggio politico. L'Europa "forte militarmente, economicamente e politicamente" invocata da Draghi non è più un'opzione, ma una necessità per non scivolare nell'irrilevanza della storia.
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