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La vertenza Ilva aggrega la protesta di Genova dei metalmeccanici

Redazione
 
La vertenza Ilva aggrega la protesta di Genova dei metalmeccanici

La rabbia dei lavoratori dell'Ilva è esplosa oggi, a Genova, saldandosi con la protesta dei metalmeccanici che, mai come oggi, temono per il futuro di questo che dovrebbe essere considerato come uno dei pilastri del nostro sistema economico e lamentano, invece, che da parte del governo stia mancando una risposta efficace.

La vertenza Ilva aggrega la protesta di Genova dei metalmeccanici

Sulla vertenza dell'ex Ilva il fronte dei lavoratori metalmeccanici è stato compatto perché, dietro lo striscione che apriva il corteo e che riassumeva il cuore della protesta, si sono ritrovati gli operai delle grandi realtà industriali della Liguria: dall'Ansaldo Energia a Piaggio Aerospace, a Fincantieri, oltre ad altre aziende dell'area.
Accanto agli operai anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, che, sin da suo insediamento, si è schierata accanto alle maestranze.

Uno sciopero per la dignità del lavoro, ha detto il segretario generale della Fiom Cgil Michele De Palma, per il quale ''è inaccettabile che il governo, che aveva presentato un piano che noi avevamo condiviso (...) per garantire la continuità produttiva e occupazionale ma anche la decarbonizzazione, invece a un certo punto abbia cambiato completamente le carte in tavola e abbia fermato tutti gli impianti".

Come era scontato, vista la tensione che si sta accumulando da mesi intorno al futuro dell'ex Ilva e della siderurgia italiana, alla fine gli operai in corte (circa cinquemila) sono entrati in contatto con le forze dell'ordine, dopo avere tirato via la barriere di metallo che erano state poste davanti alla Prefettura.
Al lancio di uova o fumogeni, le forze di polizia hanno risposto lanciato granate lacrimogene.

Tra il fumo dei lacrimogeni e quello dei pneumatici dati alle fiamme dai manifestanti, il centro di Genova si è trasformato in un potenzialmente pericoloso crogiuolo di tensione, poi fortunatamente attenuatasi.
"Se non c'è un piano del governo - ha detto la sindaca Salis - ci chiediamo cosa succederà ai nostri lavoratori ex Ilva? Cosa si produrrà a Genova? Stiamo dando via un altro pezzo d'industria, uno degli ultimi italiani? Noi vogliamo solo delle risposte. Ma soprattutto è importante che lo Stato si impegni a entrare nella gara per far sì che, in caso non avesse un vincitore, si procede a una statalizzazione, anche transitoria per mantenere attrattivi e al lavoro gli impianti".

Salis ha quindi puntato il dito sul ministro Urso e sulle sue risposte che, ha detto, ''non sono state quelle che ci aspettavamo - ribadisce Salis. Non sono risposte definitive, sono risposte momentanee e noi invece abbiamo bisogno di sapere cosa succede in caso la gara andasse deserta da parte dei privati?".

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