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Accordo Ue–Mercosur, una spinta da 3 miliardi all’export delle Pmi italiane
Redazione

L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur si profila come uno dei più potenti acceleratori di crescita per l’export italiano nel prossimo triennio. Secondo le stime del Centro studi di Unimpresa, tra il 2026 e il 2028 le esportazioni verso Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay potrebbero aumentare in media del 40%, passando dagli attuali 7,4 miliardi di euro a oltre 10,4 miliardi, con un incremento complessivo vicino ai 3 miliardi. Un salto dimensionale che, nelle valutazioni dell’associazione, non avrebbe carattere episodico ma strutturale, capace di rafforzare in modo duraturo la presenza delle piccole e medie imprese italiane sui mercati sudamericani.
Accordo Ue–Mercosur, una spinta da 3 miliardi all’export delle Pmi italiane
Il motore principale di questa crescita sarebbe il manifatturiero a medio-alto valore aggiunto, comparto nel quale il sistema produttivo italiano vanta un vantaggio competitivo consolidato. In testa figurano macchinari e apparecchiature elettriche, oggi primo settore per valore con 3,1 miliardi di euro di export, pari a circa il 43% del totale verso il Mercosur. La progressiva eliminazione di dazi che in alcuni casi raggiungono il 35%, insieme all’apertura degli appalti pubblici anche a livello sub-federale, potrebbe spingere le esportazioni del comparto fino a 4,34 miliardi di euro a fine triennio, con un incremento stimato di circa 1,24 miliardi, sostenuto dalla domanda di tecnologie per agroindustria, automazione, packaging, energia e logistica.
Benefici rilevanti emergerebbero anche per la chimica e la farmaceutica, secondo grande comparto per valore con 1,16 miliardi di export attuale. La riduzione dei dazi fino al 18% e, soprattutto, una maggiore certezza regolatoria e il riconoscimento delle certificazioni potrebbero determinare una crescita di circa 460 milioni di euro, portando il totale a 1,62 miliardi. Un’espansione che troverebbe slancio nelle forniture industriali ricorrenti e nella chimica applicata ad agricoltura, edilizia e manifattura.
Il settore dei veicoli e della componentistica, che oggi vale circa 640 milioni di euro, presenta un potenziale di crescita più graduale ma significativo. Le stime indicano un possibile incremento di 260 milioni di euro nel triennio, fino a quota 900 milioni, trainato dalla componentistica ad alto contenuto tecnologico e dai mezzi specializzati destinati ai mercati locali. Analogo discorso per il tessile, abbigliamento e calzature, comparto fortemente penalizzato dalle barriere tariffarie, con aliquote che possono arrivare al 35%. L’abbattimento dei dazi e una più efficace tutela dei marchi potrebbero favorire un aumento di circa 220 milioni di euro, portando l’export da 550 a 770 milioni e rafforzando la presenza delle Pmi italiane nei segmenti di qualità e premium.
Anche l’agroalimentare e le bevande, pur in un contesto politicamente sensibile, offrono margini di crescita interessanti. Oggi il settore esporta verso il Mercosur circa 410 milioni di euro, ma la riduzione dei dazi e il riconoscimento delle indicazioni geografiche potrebbero determinare un incremento stimato di 165 milioni di euro, con un valore complessivo di 575 milioni a fine periodo, soprattutto per i prodotti trasformati ad alto valore aggiunto. Gomma, plastica, arredo e design, comparti tipicamente composti da Pmi, potrebbero passare da 610 a 855 milioni di euro, beneficiando della domanda di semilavorati industriali, componenti per edilizia e manifattura e soluzioni di arredo per i mercati residenziali e commerciali. In crescita anche gli strumenti medici, ottici e di precisione, che potrebbero aumentare di circa 140 milioni di euro, raggiungendo 490 milioni, grazie alla riduzione delle barriere tecniche e all’accesso agli appalti pubblici.
Il Mercosur rappresenta un mercato di oltre 260 milioni di consumatori, caratterizzato da una forte domanda di beni industriali, infrastrutture, tecnologie e prodotti di qualità. Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’intesa con l’Unione europea punta a integrare progressivamente le due aree attraverso la liberalizzazione della maggior parte delle linee tariffarie, la convergenza regolatoria e la tutela della proprietà intellettuale, creando nuove opportunità di accesso ai mercati per le imprese europee e italiane in particolare.
Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, l’accordo si configura come uno degli strumenti più rilevanti per il sistema produttivo nazionale. Un potenziale aumento dell’export del 40% nel prossimo triennio, osserva, significa più produzione, più lavoro e una maggiore presenza del Made in Italy in un’area economica dinamica e in forte evoluzione. La riduzione dei dazi e l’accesso agli appalti pubblici possono trasformarsi in un vero moltiplicatore di crescita per le Pmi, a condizione che l’opportunità sia accompagnata da adeguati strumenti di sostegno all’export, da un forte supporto istituzionale e da una diplomazia economica capace di presidiare in modo stabile i mercati sudamericani.