Dicendo che ci sono Paesi, colpiti dai dazi, che lo chiamano per ''leccargli il culo'', Donald Trump ha superato l'ultimo confine che, in tempo di pace, divide i rapporti tra Stati, quello del rispetto della forma.
Si può pensare degli altri tutto il male possibile, ma, dicono le regole non scritte della diplomazia, certe cose non si possono dire, soprattutto quando, come nel caso di Trump, per dare forza ai concetti si ricorre alla soluzione più rapida per strappare qualche sorriso, soprattutto in un uditorio che pende dalle tue labbra.
Nemmeno a un uomo rozzo come Trump si può perdonare la volgarità
Ma quella ''figura retorica'' cui ha fatto ricorso Trump non è solo maleducata e greve, ma anche offensiva per chi, come i Paesi colpiti dai dazi, sta facendo di tutto per attenuare i contraccolpi delle decisioni sulle tariffe. Questo autorizzava Trump a prenderli in giro? Certamente no, ma c'è anche un altro aspetto che non può essere sottovalutato: a quali Paesi, e quindi agli esponenti che li rappresentavano, si sono messi in fila per leccare il deretano presidenziale? Non è solo curiosità, ma cercare di capire come l'abbiano presa, ad esempio, il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba e il presidente sudcoreano Han Duck-soo, gli ultimi ad intercedere con Trump sollecitandogli una attenuazione dei dazi e che, quindi, sono in cima alla lista dei presunti ''leccatori''.
Fermiamoci qui, perché il rischio di cadere nella volgarità, cercando di raccontarla, è sempre in agguato.
Ma come non ricordare il modo con il quale Trump si è vantato del fatto che, nonostante le sue dichiarazioni pubbliche, diversi leader mondiali sono "disperati nel tentativo di raggiungere un accordo".
Senza citarli, ha cercato di raffigurarli come piagnucolosi al suo cospetto, imitandoli: "Per favore, signore, facciamo un accordo. Farò tutto il necessario", "Farò qualsiasi cosa, signore''.
Che poi le cose dette da Trump siano accadute davvero non è affatto accertato
Ma questa ricostruzione (vera o fasulla che sia) è la rappresentazione di come Trump consideri i suoi alleati, che ormai tratta alla stregua di vassalli e guai a non accettarne gli ultimatum. Come ha fatto il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, andato in Cina per colloqui per quella che il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito una strategia "suicida", aggiungendche la Spagna si stava "tagliando la gola da sola".