Ambiente

Diritti animali: la rivoluzione silenziosa parte da Tolosa

Barbara Leone
 
Diritti animali: la rivoluzione silenziosa parte da Tolosa

FOTO: Didier Descouens - CC BY-SA 4.0

C’è un silenzio spesso assordante quando si parla dei diritti degli animali. Un silenzio che grida inascoltato nei mattatoi, nei laboratori, nei circhi, nei cortili di città dove la crudeltà si consuma nell’indifferenza. Ma qualcosa, lentamente, sta cambiando.

Diritti animali: la rivoluzione silenziosa parte da Tolosa

A dare il là sono, come spesso accade, la aule universitarie, che, sorpassando idealmente la politica ferma al palo sull’argomento, iniziano a farsi eco di un’istanza antica eppure modernissima: riconoscere pienamente gli animali come soggetti degni di tutela giuridica, non più meri oggetti di proprietà. Un cambiamento culturale e giuridico che segna una rivoluzione silenziosa, ma profonda.

E così nel cuore della Francia, a Tolosa, è stato compiuto un passo storico in questa direzione. L’Università Toulouse Capitole, in collaborazione con l’École nationale vétérinaire de Toulouse, ha infatti inaugurato un nuovo diploma universitario in diritto animale, aprendo le porte a una disciplina che fino a oggi era relegata a corsi marginali o a iniziative isolate. Per la prima volta, dunque, la protezione giuridica degli animali diventa oggetto di un percorso di studio strutturato, istituzionalizzato, completo.

Un diploma che non è soltanto una novità accademica, ma il riflesso di un cambiamento epocale nella nostra relazione con gli animali. Il programma, articolato in 120 ore di lezione, abbraccia una visione interdisciplinare, in cui il diritto incontra la biologia, la medicina veterinaria, l’etica e persino la filosofia.

Perché, come ha detto Romy Sutra, docente di diritto presso l’Università di Tolosa, a La Dépêche du Midi, ''esiste una legislazione molto vasta, dispersa in diversi codici giuridici. Il nostro obiettivo è renderla accessibile e coerente, formando professionisti capaci di muoversi con competenza in questo campo frammentato''.

A fare da ponte tra diritto e scienza è anche la presenza, all’interno del corpo docente, di veterinari come Flore Birot-Zecchini, che ha scelto di approfondire anche la dimensione normativa del proprio lavoro. Perché oggi curare un animale non basta: è necessario sapere come tutelarlo anche nei contesti giuridici, ambientali e sociali.

Il corso è aperto non solo a giuristi, ma anche a studenti di veterinaria, rappresentanti di ONG, funzionari pubblici e operatori sanitari. Tutti coloro insomma che, da prospettive diverse, desiderano contribuire a una nuova alleanza tra diritto e compassione.
Ma perché oggi è così importante parlare di diritto animale?

La risposta è semplice, e insieme profondamente complessa: gli animali sono parte integrante della nostra società, della nostra economia, della nostra vita affettiva e del nostro ecosistema. Eppure, il riconoscimento giuridico dei loro diritti è ancora frammentario, spesso simbolico, talvolta assente.

In Francia, solo nel 2015 è stato modificato il Codice Civile per riconoscere agli animali lo status di esseri viventi dotati di sensibilità. Un traguardo, certo, ma anche un punto di partenza. La legge, infatti, è spesso in ritardo rispetto all’evoluzione del sentire collettivo. Per questo è essenziale che la formazione giuridica si apra a una riflessione più profonda e aggiornata, capace di integrare le nuove conoscenze scientifiche e le mutate sensibilità culturali. Prendiamo, ad esempio, la questione dell’allevamento intensivo: milioni di animali vivono in condizioni atroci, in spazi ristretti, senza possibilità di esprimere comportamenti naturali.

O il tema della sperimentazione animale, su cui esistono leggi severe ma spesso poco applicate. Oppure, ancora, i casi di maltrattamento domestico, per i quali le pene sono ancora troppo blande rispetto alla gravità dei reati. In ciascuna di queste situazioni, è fondamentale poter contare su professionisti capaci di intervenire con strumenti giuridici precisi, aggiornati e soprattutto ispirati da una visione etica.

Per quanto riguarda l’Italia, sebbene nel nostro Paese non esista ancora una laurea specifica in diritto animale, qualcosa si sta muovendo anche qui.
Per esempio, l'Università di Milano propone un corso in ''Legislazione per la tutela del benessere animale'', mentre l’Università di Torino ha introdotto un insegnamento in ''Diritto privato degli animali''.
Inoltre, l’associazione Animal Law Italia tiene aggiornato un repertorio di corsi e seminari dedicati alla protezione giuridica degli animali, in collaborazione con atenei italiani ed europei.

Progetti sicuramente lodevoli, e che in qualche modo segnano anche un cambio di passo, peraltro urgente e non solo necessario. E però la realtà, ancora oggi, è che il diritto degli animali viene spesso trattato come una materia secondaria, quasi una curiosità per pochi appassionati. Mentre intorno, sul tema, la politica resta in gran parte silenziosa.

In Italia, per esempio, la legge continua a classificare gli animali come beni mobili, alla stregua di un’automobile: oggetti di proprietà, privi di personalità giuridica. Una visione antica, ereditata dal diritto romano, che è rimasta impressa nel Codice Civile del 1942. Anche se, ricordiamolo, qualcosa si è mosso: nel 2015 è stato riconosciuto agli animali lo status di esseri senzienti, e nel 2022 la Costituzione ha introdotto la loro tutela accanto a quella dell’ambiente. Ma questi passi avanti, per quanto simbolicamente importanti, non hanno ancora modificato la struttura del nostro ordinamento: gli animali, nei fatti, restano “cose”.

In questo scenario, sicuramente l’esempio di Tolosa è un primo passo, ma anche un appello: formare giuristi, medici, veterinari, attivisti capaci di costruire un nuovo diritto, più giusto, più inclusivo e soprattutto più lungimirante. Perché ogni legge che protegge un essere indifeso è una legge che protegge anche noi.

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