L'amministrazione Trump ha rifiutato il piano per la ricostruzione di Gaza, sostenuto dai leader arabi, affermando che il presidente americano sostiene la propria visione, che include l'espulsione dei residenti palestinesi del territorio e la sua trasformazione in una "riviera" di proprietà degli Stati Uniti.
No americano al piano arabo: Gaza, senza palestinesi, deve diventare una "riviera" di proprietà degli Usa
"L'attuale proposta non affronta la realtà che Gaza è attualmente inabitabile e i residenti non possono vivere umanamente in un territorio coperto di detriti e ordigni inesplosi", ha affermato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Brian Hughes. Per lui "il presidente Trump sostiene la sua visione di ricostruire Gaza libera da Hamas. Non vediamo l'ora di ulteriori colloqui per portare pace e prosperità nella regione".
Il piano postbellico per la Striscia di Gaza, proposto dall'Egitto e che prevede che Hamas ceda il potere a un'amministrazione provvisoria finché un'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) riformata non possa assumerne il controllo, consentirebbe ai suoi circa 2 milioni di palestinesi di rimanere, contrariamente alla proposta di Trump.
Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas dal Cairo ha promesso che le elezioni generali si terranno in Cisgiordania, a Gaza e nella Gerusalemme Est occupata per la prima volta in quasi due decenni "se le circostanze lo consentiranno".
Di parere opposto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che, sebbene non dica come immagina il futuro di Gaza dopo la guerra, appoggia appoggia il piano di Trump. E pensa che né l'Autorità Nazionale Palestinese né Hamas dovrebbero governare Gaza.
La proposta da 53 miliardi di dollari delle nazioni arabe prevede la ricostruzione di Gaza entro il 2030. La prima fase prevede l'avvio della rimozione degli ordigni inesplosi e la bonifica di oltre 50 milioni di tonnellate di macerie lasciate dai bombardamenti e dalle offensive militari di Israele.
Sebbene gli stati arabi abbiano approvato il piano dell'Egitto, la portata del suo sostegno regionale rimane incerta. In particolare, i leader dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, ricche nazioni del Golfo il cui sostegno finanziario sarebbe vitale per qualsiasi strategia postbellica, erano assenti dal summit. Nel frattempo, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha boicottato l'incontro, citando "squilibri e carenze" e criticandolo come "monopolizzato da un gruppo limitato e ristretto di paesi arabi".