Le reazioni della destra francese, dopo la condanna e la dichiarazione di ineleggibilità nei confronti di Marine Le Pen, sono state molto violente, tanto che il giudice che ha emesso il verdetto ora è sotto scorta, perché le minacce contro di lui non vengono affatto sottovalutate. Ma, se un risultato le proteste hanno ottenuto è stato quello di avere compattato la magistratura francese che si è ritrovata accanto anche gli avvocati, in una alleanza ''anomala'' che conferma i timori che la tensione che è stata creata intorno al caso ha superato abbondantemente il limite di guardia che separa il dissenso dalle minacce.
Le Pen: le minacce all'indipendenza dei giudici compattano magistrati e avvocati
Parlando di "tirannia dei giudici" Marine Le Pen è riuscita nel difficile compito di unire contro di lei tutti i professionisti dell'istituzione giudiziaria. La situazione è stata ritenuta sufficientemente grave da spingere magistrati e avvocati a ritrovarsi pienamente schierati nella stessa posizione per denunciare gli attacchi all'indipendenza della magistratura e le minacce rivolte ai magistrati.
Anche Gérald Darmanin, che aveva dichiarato nel novembre 2024, al momento dell'atto di accusa nel caso, che "sarebbe profondamente scioccante se Marine Le Pen fosse ritenuta non eleggibile e quindi impossibilitata a presentarsi al voto del popolo francese" , ha dato il suo sostegno ai magistrati.
"In uno Stato democratico governato dallo Stato di diritto, la critica a una decisione giudiziaria non può in nessun caso essere espressa attraverso minacce rivolte ai magistrati", ha dichiarato l'attuale ministro della Giustizia.
Dopo la condanna, Marine Le Pen non ha avuto nessuna remore nel lanciare una controffensiva mediatica denunciando una "decisione politica" e accusando la Corte penale di Parigi di "impedirle di essere eletta Presidente della Repubblica". Affermazioni che hanno dato il via ad una maratona mediatica nella quale i rappresentanti eletti del Rassemblement National si sono alternati in televisione e in radio per trasmettere lo stesso linguaggio accuratamente preparato. Nel frattempo, sui social network, la presidente del tribunale penale, Bénédicte de Perthuis, è finita nel mirino dell'estrema destra, ricevendo insulti e minacce e le sue foto pubblicate, ripetendo lo scontato copione di puntare il dito contro qualcuno, rivelando tutto del potenziale bersaglio.
Per questo, nei suoi confronti, è stata decisa la protezione, con agenti che stazionano davanti alla sua abitazione.
De Perthuis ha condannato Marine Le Pen a quattro anni di carcere, di cui due senza condizionale con braccialetto elettronico, 100mila euro di multa e cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato per frode e appropriazione indebita. Dopo la sentenza, che rischia di impedire a Marine Le Pen di candidarsi per una quarta volta all'Eliseo nel 2027, la giudice è stata oggetto di ''numerosissimi messaggi minatori''.