Se c'è ancora chi crede alla favoletta che gli Stati Uniti hanno rovesciato il regime di Maduro, legga i numeri relativi alle riserve di petrolio greggio del Venezuela: oltre 303 miliardi di barili, pari a circa un quinto del totale globale stimato in poco più di 1.560 miliardi di barili.
Petrolio: la "cassaforte" Venezuela ha oltre 300 miliardi di barili di riserve
È esaustiva l'analisi che il Centro studi di Unimpresa ha fatto sullo stato dell'arte del mercato petrolifero, attuale e potenziale, sottolineando che le riserve del Paese sudamericano superano quelle dell'Arabia Saudita (circa 267 miliardi, pari a circa il 17%) e Iran (oltre 208 miliardi, circa il 13%).
Nel dettaglio, il report di Unimpresa spiega come il Venezuela si collochi, con 303,2 miliardi di barili di riserve provate, pari a circa il 19,4% del totale mondiale, in cima ai Paesi più ricchi.
''Si tratta - scrive Unimpresa - di un primato strutturale, legato in larga parte ai giacimenti di greggio extra-pesante della Fascia dell’Orinoco, che conferisce al Paese un peso strategico enorme, nonostante le difficoltà produttive degli ultimi anni. Segue l’Arabia Saudita, con 267,2 miliardi di barili, equivalenti a circa il 17,1% delle riserve globali. Il Regno resta uno dei pilastri del sistema energetico mondiale, grazie a un mix di grandi riserve, costi di estrazione contenuti e capacità produttiva elevata e stabile. Al terzo posto si colloca l’Iran, con 208,6 miliardi di barili, pari a circa il 13,3% del totale mondiale. Il Paese detiene una delle maggiori dotazioni petrolifere del pianeta, che lo rende un attore energetico di primo piano, sebbene condizionato da sanzioni e vincoli geopolitici''.
Al quarto posto c'è Canada, con 163,1 miliardi di barili (circa il 10,4%), un dato in larga parte riconducibile alle sabbie bituminose dell’Alberta. Si tratta, scrive Unimpresa, di ''riserve molto ingenti, ma caratterizzate da costi di estrazione più elevati e da un maggiore impatto ambientale rispetto al petrolio convenzionale''. Quindi l'Iran (145 miliardi di barili, pari a circa il 9,3% delle riserve mondiali), Paese che ''resta uno dei grandi detentori di petrolio convenzionale a basso costo, con un potenziale produttivo significativo, fortemente influenzato però dalla stabilità politica e dalla sicurezza interna''.
Gli Emirati Arabi Uniti dispongono di 113 miliardi di barili, equivalenti a circa il 7,2% del totale globale, mentre il Kuwait conta 101,5 miliardi di barili, pari a circa il 6,5%. Entrambi i Paesi confermano il ruolo centrale dell’area del Golfo Persico nella geografia energetica mondiale.
La Russia figura con 80 miliardi di barili(circa il 5,1%), un dato rilevante che si affianca a una produzione storicamente elevata e a una forte integrazione tra risorse energetiche e strategia geopolitica.
Gli Stati Uniti seguono con 74,4 miliardi di barili, pari a circa il 4,7% del totale, risultato della combinazione tra giacimenti convenzionali e sviluppo dello shale oil.
Chiude la graduatoria la Libia, con 48,4 miliardi di barili, equivalenti a circa il 3,1% delle riserve mondiali, un valore molto elevato se rapportato alle dimensioni demografiche ed economiche del Paese, ma fortemente condizionato dall’instabilità politica.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato le statistiche Opec più recenti, aggiornate a inizio dello scorso anno, i dati sulle riserve provate di petrolio mostrano con chiarezza quanto siano concentrate le risorse energetiche nel mondo.
Le riserve petrolifere mondiali provate ammontano a circa 1.567 miliardi di barili.
Il Centro studi di Unimpresa, quindi, afferma che ''il bottino strategico che emerge da questi numeri, in particolare il primato venezuelano nelle riserve provate, aiuta a comprendere perché l’attacco statunitense di ieri, la cattura di Nicolás Maduro e la successiva dichiarazione di controllo temporaneo abbiano assunto una valenza geopolitica così profonda''.
Il petrolio conta in questa operazione per quattro ragioni, dice Unimpresa: ''Il valore strategico delle riserve: con circa 303 miliardi di barili, il Venezuela detiene una percentuale significativa delle riserve mondiali di petrolio provato (stimata attorno al 17–20%); questa posizione fa del paese un obiettivo naturale per qualunque grande attore globale interessato alla sicurezza energetica e all’accesso alle risorse. La debolezza infrastrutturale e produzione ridotta: nonostante la dotazione di risorse, la produzione di greggio venezuelano è oggi lontana dai livelli storici, a causa di anni di mismanagement, sanzioni estere e sotto-investimento; ciò significa che le riserve non si traducono automaticamente in petrolio sul mercato, ma offrono un enorme potenziale di sviluppo e influenza futura''.
Per quanto riguarda l'impatto sulla produzione future, il rapporto sottolinea che ''nel breve termine, la capacità produttiva venezuelana difficilmente cambierà in modo immediato, dato il degrado delle infrastrutture e l’incertezza politica; tuttavia, se l’accesso alle riserve si dovesse tradurre in investimenti e ripresa produttiva, ciò potrebbe avere significativi effetti di lungo periodo sugli equilibri energetici globali''.