Economia
Credito legale ma sempre più caro, soglie d’usura oltre il 23% mettono alla prova famiglie e imprese
di Redazione

Il costo massimo legale del credito in Italia resta su livelli che continuano a sollevare interrogativi economici e sociali. Le soglie d’usura valide dal 1° gennaio al 31 marzo 2026, determinate sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e analizzate dal Centro studi di Unimpresa, mostrano come per alcune forme di finanziamento i tassi possano superare il 23%, pur restando pienamente entro i limiti di legge. Un quadro normativo che, se da un lato tutela formalmente dalla pratica dell’usura, dall’altro consente livelli di costo del denaro estremamente elevati, soprattutto nei segmenti del credito non garantito e a breve termine.
Il dato più emblematico riguarda il credito revolving, la cui soglia d’usura raggiunge il 23,71%, il valore più alto dell’intera rilevazione. Si tratta di strumenti molto diffusi tra le famiglie, come le carte di credito rateizzate, che possono quindi arrivare teoricamente a costi prossimi a un quarto del capitale su base annua. Subito dopo si collocano gli scoperti di conto corrente senza affidamento: per importi fino a 1.500 euro la soglia è fissata al 23,56%, mentre oltre tale soglia sale al 23,68%. Forme di utilizzo del credito spesso legate a esigenze immediate di liquidità, che finiscono così per collocarsi, sul piano legale, tra le più onerose in assoluto.
Secondo l’analisi di Unimpresa, livelli molto elevati caratterizzano anche la categoria degli “altri finanziamenti”, con una soglia al 22,18%, un contenitore ampio che consente tassi prossimi a quelli delle forme di credito più costose. Nel comparto dei finanziamenti alle famiglie spicca la cessione del quinto dello stipendio o della pensione fino a 15.000 euro, con una soglia d’usura del 21,16%. Un dato che colpisce perché riferito a prestiti assistiti da trattenute automatiche su redditi certi e quindi a basso rischio di credito, ma che il quadro regolamentare consente comunque di collocare oltre il 21%. Restano alti anche i limiti per il credito personale, al 18,33%, per i finanziamenti tramite carte di credito, al 18,70%, e per il credito finalizzato, al 17,79%.
Sul fronte delle imprese, le soglie risultano più contenute ma comunque significative. Le aperture di credito in conto corrente arrivano al 17,18% per importi fino a 5.000 euro e al 15,10% oltre tale soglia. Nel leasing strumentale il limite massimo raggiunge il 16,35% per importi fino a 25.000 euro, mentre nel leasing aeronavale e su autoveicoli si attesta al 15,58% per i finanziamenti di minore entità. Nel factoring le soglie scendono, ma restano rilevanti: 11,99% fino a 50.000 euro e 9,90% oltre tale importo. Più basse, ma non trascurabili, quelle previste per i mutui ipotecari, pari all’8,95% per il tasso fisso e al 9,16% per il variabile.
Alla base di questi valori c’è il meccanismo di calcolo previsto dalla legge n. 108 del 1996, che consente di aumentare il tasso medio rilevato di un quarto, aggiungendo ulteriori quattro punti percentuali, con un tetto massimo di scarto pari a otto punti. Un sistema pensato come presidio di tutela che, in presenza di tassi medi già elevati, produce però soglie finali molto alte, in alcuni casi superiori al 23%. Il risultato è un’ampia distanza tra ciò che è formalmente consentito e ciò che può essere considerato economicamente sostenibile.
Secondo Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, le soglie fissate per il primo trimestre del 2026 descrivono un dato che la politica economica non può ignorare: il costo massimo legale del credito resta molto elevato, soprattutto per famiglie e piccole imprese. Non è in discussione il rispetto delle regole né l’autonomia del sistema bancario, ma la crescente distanza tra legalità formale ed equità economica. Quando i tetti si collocano così in alto, la tutela rischia di diventare solo teorica, soprattutto per chi ha minore forza contrattuale.
Dal punto di vista sistemico, la situazione non segnala violazioni normative, ma evidenzia una forte tolleranza regolamentare verso livelli massimi di tasso molto elevati. Le soglie d’usura non rappresentano una media di mercato né un indicatore di accessibilità del credito, indicano piuttosto quanto il perimetro legale consenta ancora condizioni estreme, soprattutto nei segmenti più sensibili dal punto di vista sociale ed economico. È su questo scarto, più che sui singoli valori, che si concentra oggi la riflessione tecnica sul funzionamento del credito in Italia.