Economia

Piazza Affari frena nel finale in una seduta a volumi ridotti, banche sotto pressione, vola il comparto chip

di Luca Andrea
 
Piazza Affari frena nel finale in una seduta a volumi ridotti, banche sotto pressione, vola il comparto chip
Seduta dai contorni tecnici e dai volumi assottigliati per le Borse europee, condizionate dalle festività dell’Epifania, ma con un tono complessivamente costruttivo sul continente. A prendersi la scena è soprattutto Piazza Affari, che dopo un avvio positivo e un passaggio intraday sopra la soglia psicologica dei 46.000 punti, perde slancio nelle battute finali. Il FTSE MIB archivia così la seduta in lieve calo (-0,20%), evidenziando come la compressione dei volumi abbia amplificato i movimenti dei singoli titoli.

Il rallentamento del listino milanese è imputabile in larga parte al comparto bancario, tornato sotto pressione per le rinnovate attenzioni del mercato sugli scenari di consolidamento del settore. In questo contesto, i titoli più sensibili ai flussi hanno risentito di prese di beneficio, mentre le storie difensive e i temi settoriali hanno continuato ad attirare interesse selettivo.

Sul fronte macroeconomico, il quadro europeo conferma una fase di espansione ancora in atto, ma con segnali di perdita di ritmo nel finale del 2025. Il PMI composito dell’Eurozona di dicembre scende a 51,50 da 52,80, restando in area espansiva ma indicando un’attenuazione della crescita. Più deludente il dato italiano sui servizi, il PMI di dicembre si ferma a 51,50, ben sotto le attese, rafforzando l’attenzione degli investitori sulla tenuta della domanda interna in un contesto di condizioni finanziarie giudicate ancora restrittive.

Dalle principali economie arrivano però  segnali incoraggianti sul fronte dei prezzi. In Germania l’inflazione rallenta all’1,80% su base annua, con il dato armonizzato al 2,00%, mentre in Francia l’indice preliminare scende allo 0,80%. Nel Regno Unito la shop price inflation risale lievemente, ma resta su livelli contenuti. Un mix che mantiene vivo il dibattito sulle prospettive di politica monetaria nel corso del 2026.

A livello settoriale, il mercato europeo continua a premiare healthcare, oil & gas e basic resources. I metalli industriali restano ben intonati, con il rame sui massimi, a sostegno del comparto minerario. Più deboli invece i segmenti legati ai consumi discrezionali e ai beni personali.

A Milano emergono alcune storie societarie. STMicroelectronics mette a segno un deciso balzo (+5,33%), spinta da indicazioni più costruttive provenienti dalla filiera dei semiconduttori dopo l’aggiornamento di guidance di Microchip. Bene anche DiaSorin (+3,70%), sostenuta dall’esito favorevole dei ricorsi sui tagli ai finanziamenti NIH e da una lettura di impatto complessivo ritenuto contenuto dal mercato.

In evidenza Pirelli (+3,80%), mossa da indiscrezioni sulla governance e sul tema dei diritti di voto del socio Sinochem, mentre Telecom Italia avanza dello 0,55% grazie al rinnovato interesse sul fronte M&A del settore tlc. Sul versante opposto, Banco BPM cede il 2,39% e UniCredit arretra dello 0,52%, in una giornata di vendite diffuse sul comparto bancario.

Fuori dal listino principale, spicca l’exploit di InPost (+28,47%) dopo la comunicazione di una proposta indicativa su una potenziale acquisizione, segnale di come i catalizzatori straordinari continuino a muovere con decisione i titoli in un contesto di scambi ridotti.

Sul fronte dei mercati finanziari, l’euro/dollaro scambia in lieve flessione (-0,27%), mentre l’oro prosegue il movimento rialzista salendo a 4.486,6 dollari l’oncia (+0,85%). Il petrolio resta poco sotto la parità (-0,63%). In risalita lo spread Btp-Bund, che si porta a 72 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,50%.
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