Determinata a difendere, su tutta la linea, il governo e le decisioni che esso ha assunto davanti alle tensioni internazionali: così è apparsa Giorgia Meloni presentatasi in senato prima degli appuntamenti di Bruxelles.
Nessun cedimento, nemmeno un accenno ad un'autocritica o ad un passo indietro rispetto a quanto detto, fatto e promesso.
Meloni al senato per ribadire la difesa totale della linea del governo
Il presidente del consiglio ha ribadito, punto per punto, il percorso che il governo si è dato e che si poggia su alcune inequivocabili prese di posizione.
A cominciare dall'Ucraina, per la quale Meloni ha ribadito il suo appoggio espresso sin dall'inizio e che resta tale in special modo quando la pace potrebbe essere a portata di mano.
In proposito Giorgia Meloni ha espresso apprezzamento per l'operato del presidente americano Trump, sostenendo che ''è lo stallo sul campo che oggi può portare ai negoziati della pace e penso si debba rivendicare con orgoglio il sostegno compatto e determinato al popolo ucraino. Dunque salutiamo positivamente questa fase e sosteniamo lo sforzo avviato dal presidente Trump''.
Parlare del conflitto alle porte dell'Europa ha consentito a Giorgia Meloni di rispondere ad una delle critiche che, nelle ultime settimane, si è sentita rivolgere, cioè da che parte stare nel conflitto strisciante tra le due sponde dell'Atlantico.
"Chi dice che l'Italia deve scegliere tra Europa e Usa - ha detto il presidente del consiglio - lo fa per motivi di politica domestica oppure perché non si è accorto che la campagna elettorale Usa è finita, chi per ragioni ideologiche racconta una narrazione diversa traccia un solco tra le due sponde dell'Atlantico''.
Quindi, qual è il ruolo del Paese? ''Non è seguire i partner europei o quelli americani, ma segnalare il suo punto di vista e anche il suo dissenso: è quello che abbiamo fatto di fronte a proposte fatte, che non ci convincono. Il tema delle truppe in Ucraina non è mai stato all'ordine del giorno così come riteniamo che l'invio di soldati europei sia una proposta rischiosa, complessa e poco efficace".
Uno dei temi toccati dal presidente del Consiglio è stato quello dell'azione di contrasto verso l'immigrazione clandestina. Sul punto Meloni ha auspicato una inversione di marcia da parte dell'Ue, affinché ''diventi efficace sui migranti: se entri illegalmente, devi essere rimpatriato''.
Quando ha ricordato ''l'impegno per le soluzioni innovative, come il protocollo con l'Albania'', dai banchi dell'opposizione si sono levate voci di dissenso, alle quali ha risposto con un sorriso, dicendo poi che se l'argomento è sul tavolo della Commissione Ue ''questo lo si deve al ruolo decisivo che l'Italia ha svolto in questi anni per cambiare l'approccio europeo in materia di immigrazione''.
Sulla guerra dei dazi tra Stati Uniti e molti Paesi esportatori, Meloni ha fatto appello al pragmatismo, per evitare un conflitto commerciale che alla fine non avrebbe vincitori.
''Non è saggio entrare nelle rappresaglie dove tutti perdono - ha detto -, perché se è vero che i dazi su merci extra Ue possono favorire la merce interna, in un contesto internazionale e globale possono ritorcersi contro, con il successivo aumento dei tassi da parte della Ue, e il risultato di un aumento dell'inflazione e una recessione economica. Non sono sicura sia giusto rispondere ai dazi con altri dazi, l'Italia dovrebbe lavorare per soluzioni legate alla logica e al buon senso".
E, sempre restando sul terreno dei rapporti tra America ed Europa, il presidente del consiglio ha detto come sia banale perseguire l'obiettivo della sicurezza dividendoli.
"È giusto che l'Europa si attrezzi per fare la sua parte - ha detto -, ma è ingenuo pensare possa fare da sola fuori dalla cornice'', riferendosi alla Nato.
"Chi oggi sventola la bandiera della pace - ha aggiunto - spesso lamenta anche un'ingerenza americana, ma le due cose non stanno insieme: o impari a difenderti da solo o devi cedere sovranità ad altri. Il pilastro europeo della Nato deve affiancarsi al pilastro nordamericano, in un'ottica di complementarità strategica. Posizione che portiamo avanti da sempre, e che l'attuale maggioranza di governo ha consacrato anche nel programma con il quale si è presentata agli italiani".
Uno degli argomenti più attesi, della relazione di Giorgia Meloni, era la posizione del Governo rispetto al piano di riarmo europeo voluto da Ursula von der Leyen. Dopo avere confermato le sue perplessità sul piano di riarmo, Meloni ha ribadito con forza - replicando ad una delle accuse rivolte al governo - che ''rafforzare la difesa non vuol dire solo comprare armi'' e che ''l'Italia non intende distogliere un solo euro sulle risorse per la coesione''. E, dopo avere spiegato l'articolazione economica del piano (sugli 800 miliardi previsti, 659 sono in linea teorica, se i singoli Paesi volessero aumentare il proprio debito), Meloni ha detto ''non è una scelta tra maggiori risorse per sanità e servizi ai cittadini o difesa''.