Economia

Lavoro, fine della corsa e nuove incognite, occupazione ai massimi, ma il 2026 si apre con segnali di rallentamento

Redazione
 
Lavoro, fine della corsa e nuove incognite, occupazione ai massimi, ma il 2026 si apre con segnali di rallentamento
L’inizio del 2026 è per il mercato del lavoro italiano un periodo fatto di progressi strutturali e segnali di raffreddamento dopo un ciclo espansivo durato oltre quattro anni. I dati più recenti indicano che, nel terzo trimestre del 2025, l’occupazione torna a flettere su base annua, interrompendo una sequenza di 17 trimestri consecutivi di crescita. Una battuta d’arresto che non cancella i risultati raggiunti, ma impone una lettura più prudente delle dinamiche in atto, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e da una crescita economica contenuta.

Lavoro, fine della corsa e nuove incognite, occupazione ai massimi, ma il 2026 si apre con segnali di rallentamento

A novembre 2025 il numero degli occupati scende lievemente su base mensile (-0,1%), mentre cala in modo più marcato quello dei disoccupati (-2,0%) e cresce l’area degli inattivi (+0,6%). Proprio l’elevata inattività continua a rappresentare uno dei punti di debolezza storici del mercato del lavoro italiano. Il rallentamento congiunturale colpisce soprattutto i dipendenti a termine, in flessione dell’1,2% rispetto a ottobre, e gli autonomi (-0,2%), mentre i dipendenti permanenti restano sostanzialmente stabili.

Su base annua, però, il bilancio resta positivo. Rispetto a novembre 2024 gli occupati aumentano di 179mila unità (+0,7%), sintesi di una crescita significativa dei dipendenti permanenti (+258mila, pari a +1,6%) e degli autonomi (+126mila, +2,5%), a fronte di un forte ridimensionamento dei contratti a termine (-204mila, -7,6%). È un segnale di trasformazione della struttura occupazionale, con una maggiore incidenza del lavoro stabile.

Il dato che più colpisce è quello sulla disoccupazione. A novembre 2025 il tasso scende al 5,7%, minimo storico dal 2004 e, da ottobre, inferiore alla media dell’Unione europea a 27, secondo le rilevazioni di Eurostat. Un evento che non si registrava dall’autunno del 2012. Nel confronto internazionale l’Italia si colloca così sotto la Francia (7,7%) e ben distante dalla Spagna (10,4%), mentre la Germania continua a mantenere un livello strutturalmente basso (3,8%).

Le differenze territoriali restano marcate. Nel terzo trimestre del 2025 il tasso di disoccupazione è inferiore al 3% in Provincia autonoma di Bolzano (1,8%), Trento (2,6%) e Lombardia (2,7%), e si mantiene su valori contenuti in gran parte del Nord. Nel Nord Ovest si toccano i livelli più bassi dal 2018. Tra le regioni, Lombardia, Basilicata, Liguria, Lazio, Calabria, Sicilia e Campania registrano i minimi storici del tasso di persone in cerca di lavoro. Le dinamiche locali saranno al centro del webinar di presentazione del 36° Rapporto congiunturale di Confartigianato, in programma il 26 gennaio.

Guardando all’arco più ampio degli ultimi quattro anni, tra novembre 2021 e novembre 2025, emerge la portata del ciclo espansivo appena concluso. In una fase segnata da shock globali e instabilità, l’occupazione è aumentata di 1 milione e 277mila unità (+5,6%). A trainare sono stati i dipendenti permanenti, cresciuti dell’11,0% con oltre 1,6 milioni di posti in più, mentre gli indipendenti segnano un incremento del 4,3%. In forte calo, invece, il lavoro a termine (-18,6%), con 567mila unità in meno.

Un contributo rilevante è arrivato dalle micro e piccole imprese. Secondo il 20° Rapporto annuale di Confartigianato, tra il 2021 e il 2024 l’occupazione in questo segmento è cresciuta del 6,3%, con un balzo dell’11,7% nelle piccole imprese. Oggi nelle micro e piccole imprese lavorano oltre 11,5 milioni di addetti, pari a più del 62% degli occupati delle imprese, mentre l’artigianato conta quasi 2,5 milioni di addetti. In alcune province, come Prato, Fermo e Nuoro, il peso dell’artigianato supera il 25% dell’occupazione complessiva.

La crescita dell’occupazione ha avuto riflessi diretti sui bilanci delle famiglie. Nel terzo trimestre del 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici risulta superiore del 19,8% rispetto allo stesso periodo del 2021. Al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto aumenta del 3,6%, segnalando un miglioramento reale delle condizioni economiche.

Lo sguardo sul 2026, però, è più cauto. Le previsioni di assunzione per il primo trimestre dell’anno, rilevate dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, indicano una flessione del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incertezza internazionale e il rallentamento della domanda frenano le decisioni delle imprese.

Un segnale incoraggiante arriva dal fronte della carenza di manodopera. A gennaio 2026 la difficoltà di reperimento del personale scende al 45,8%, in calo di 3,6 punti rispetto a dodici mesi prima. Resta tuttavia più elevata nelle micro e piccole imprese e, in particolare, nelle imprese artigiane, dove supera di oltre undici punti percentuali la media delle aziende.

Il mercato del lavoro italiano entra così nel 2026 con fondamenta più solide rispetto al passato, ma con una traiettoria meno lineare. Dopo anni di espansione, la sfida ora è consolidare i risultati raggiunti e affrontare le nuove incertezze senza disperdere il patrimonio di occupazione e reddito costruito in una delle fasi più complesse degli ultimi decenni.
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