Economia

L'Italia, nell'interscambio con l'Iran, ha avuto nel 2024 un saldo attivo di 343 milioni di euro

Redazione
 
L'Italia, nell'interscambio con l'Iran, ha avuto nel 2024 un saldo attivo di 343 milioni di euro

Nel 2024 l'interscambio commerciale tra l'Iran e l'Italia ha avuto, per il nostro Paese, un saldo attiva di 343 milioni di euro, a fronte di esportazioni italiane pari a 528 milioni di euro e importazioni per 173 milioni di euro.
È quanto afferma il Centro Studi di Unimpresa, sottolineando che ''i dati confermano la stabilizzazione dei rapporti economici bilaterali su livelli inferiori al miliardo di euro, ma con una dinamica favorevole per il sistema produttivo italiano. Il 2024 si colloca in linea con il triennio precedente: dopo i 748 milioni di interscambio del 2023 e i 713 milioni del 2022, il commercio bilaterale resta su un plateau compreso tra 630 e 750 milioni annui, ben distante dai picchi del periodo 2016-2018 ma ormai consolidato. L’export italiano, pur in lieve flessione rispetto ai 598 milioni del 2023, rimane superiore ai livelli del 2020-2022, mentre le importazioni dall’Iran, salite a 185 milioni, restano contenute e selettive''.

L'Italia, nell'interscambio con l'Iran, ha avuto nel 2024 un saldo attivo di 343 milioni di euro

Secondo il rapporto, sul fronte settoriale nel 2024 le esportazioni italiane verso l’Iran sono trainate in modo netto dai macchinari e apparecchiature industriali, che valgono 271 milioni di euro, oltre la metà del totale. Seguono la chimica con 49 milioni, la farmaceutica con 47 milioni, l’elettronica e ottica con 27 milioni, i metalli e prodotti in metallo con 27 milioni e le altre manifatture con 26 milioni.

''Una composizione - commenta Unimpresa - che conferma il ruolo dell’Italia come fornitore di beni strumentali e tecnologie essenziali per l’apparato produttivo iraniano''. Appare, di contro, più frammentata la struttura delle importazioni italiane dall’Iran: ''Nel 2024 la prima voce è rappresentata dai metalli e prodotti in metallo, con 74 milioni di euro, seguiti dai prodotti di agricoltura, silvicoltura e pesca con 41 milioni. Farmaceutica e alimentari, bevande e tabacco valgono ciascuno 19 milioni, mentre chimica ed estrattivo si attestano rispettivamente a 12 e 8 milioni di euro. Nel confronto storico, i dati del 2024 confermano il ridimensionamento strutturale degli scambi rispetto al periodo di massima apertura seguito all’accordo sul nucleare. Tra il 2015 e il 2017 l’interscambio era passato da 1,7 miliardi a oltre 5,1 miliardi di euro, con importazioni iraniane che nel 2017 avevano raggiunto 3,37 miliardi, determinando un saldo negativo per l’Italia di oltre 1,6 miliardi. Dal 2019 in avanti, invece, il commercio bilaterale si è contratto sotto il miliardo di euro, tornando stabilmente positivo per l’Italia''.

Quindi, per Unimpresa ''nel complesso, i numeri del 2024 delineano un rapporto economico tra Italia e Iran caratterizzato da volumi contenuti ma stabili, da un profilo industriale ben definito sul lato dell’export italiano e da un interscambio fortemente condizionato dal contesto geopolitico e sanzionatorio. Una relazione che mantiene aperti i canali commerciali e conserva un potenziale significativo, ma che resta compressa rispetto ai livelli esprimibili in uno scenario internazionale più favorevole''.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, ''l’analisi dei rapporti economici e commerciali tra Italia e Iran nel periodo 2015-2024 mostra con chiarezza come l’andamento degli scambi sia stato determinato molto più dal contesto geopolitico e sanzionatorio che da dinamiche puramente economiche. I dati di interscambio e la composizione settoriale consentono però di individuare alcune costanti strutturali che aiutano a comprendere la natura profonda di questa relazione''.

Nel 2024 l’export italiano verso l’Iran ''è dominato dai macchinari e dalle apparecchiature industriali, che valgono 271 milioni di euro e rappresentano oltre la metà delle esportazioni complessive. Seguono la chimica con 49 milioni, la farmaceutica con 47 milioni, l’elettronica e ottica con 27 milioni, i metalli e prodotti in metallo con altri 27 milioni e le altre manifatture con 26 milioni. Si tratta di settori che riflettono il posizionamento tradizionale dell’Italia come fornitore di tecnologia, impianti e soluzioni industriali, e che rispondono a una domanda iraniana strutturale, legata alla necessità di mantenere e ammodernare il proprio apparato produttivo''.

Sul versante opposto, le importazioni italiane dall’Iran nel 2024 ''sono molto più contenute e frammentate. La principale voce è rappresentata dai metalli e prodotti in metallo, con 74 milioni di euro, seguiti dai prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca con 41 milioni. Farmaceutica e alimentari, bevande e tabacco valgono ciascuno 19 milioni, mentre chimica ed estrattivo si collocano rispettivamente a 12 e 8 milioni. Questa composizione segnala un ridimensionamento profondo rispetto alla fase di massimo interscambio del 2017-2018 e riflette un approccio prudente da parte degli operatori italiani, che privilegiano flussi più facilmente tracciabili e meno esposti a criticità geopolitiche''.

Nel complesso, conclude il rapporto, ''i dati fino al 2024 mostrano che i rapporti economici tra Italia e Iran non sono marginali, ma restano compressi rispetto al loro potenziale. La storia recente dimostra che, in presenza di un contesto internazionale favorevole, l’interscambio può crescere rapidamente fino a superare i 5 miliardi di euro, mentre in condizioni di incertezza e sanzioni tende a stabilizzarsi su valori inferiori al miliardo. All’interno di questo quadro, l’Italia mantiene un ruolo di partner tecnologico e industriale di primo piano, con un export fortemente concentrato su macchinari, chimica e farmaceutica, e un import più limitato e selettivo. Ne emerge una relazione economica resiliente ma incompiuta, in cui la dimensione economica resta subordinata a quella politica, e nella quale il periodo 2020-2024 rappresenta una fase di “bassa intensità” che conserva aperti i canali commerciali in attesa di condizioni internazionali più stabili''.

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