Economia

Italia 2026, crescita lenta tra demografia sfavorevole, export in ripresa e nodi irrisolti su energia e investimenti

Redazione
 
Italia 2026, crescita lenta tra demografia sfavorevole, export in ripresa e nodi irrisolti su energia e investimenti
Il 2026 si apre per l’economia italiana sotto il segno di una crescita moderata, condizionata da fattori strutturali e da un quadro di politica economica improntato alla prudenza. Le attese delineate dall’analisi di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicata su il Sussidiario.net, descrivono un Paese che rallenta rispetto al recente passato ma che conserva alcuni elementi di resilienza, in particolare sul fronte dell’occupazione, dei consumi e delle costruzioni.

Italia 2026, crescita lenta tra demografia sfavorevole, export in ripresa e nodi irrisolti

I dati di contabilità nazionale mostrano come, nel triennio 2021-2024, l’Italia abbia registrato una crescita cumulata del PIL del 6,6%, superiore di un punto e mezzo alla media dell’Unione europea e migliore rispetto a Francia e Germania, quest’ultima sostanzialmente stagnante. Una performance che però non trova continuità nel ciclo successivo. Secondo l’Autumn economic forecast della Commissione europea, tra il 2026 e il 2027 il PIL italiano è atteso crescere dello 0,8% annuo, un ritmo inferiore a quello di Germania e Francia e che colloca l’Italia all’ultimo posto per crescita cumulata tra i 27 Paesi dell’Unione nel periodo 2024-2027.

A pesare in modo significativo è il fattore demografico. Tra il 2024 e il 2027 la popolazione italiana è prevista in calo dello 0,3%, un dato che non trova riscontro nelle altre grandi economie europee, dove la popolazione resta stabile in Germania e cresce in Francia e soprattutto in Spagna. Depurando la crescita economica dall’andamento demografico, il quadro appare meno penalizzante, il PIL pro-capite italiano è atteso salire del 2,1%, un risultato non distante da Germania e Francia e che riduce il divario rispetto alla media UE.

Sul fronte energetico, il 2026 potrebbe beneficiare di un contesto geopolitico meno instabile rispetto agli anni segnati dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente. Le previsioni indicano un deciso calo dei prezzi all’ingrosso di gas e petrolio, confermato anche dalle proiezioni macroeconomiche della Banca d’Italia. Ma la riduzione dei prezzi internazionali fatica a tradursi in un effettivo alleggerimento delle bollette per famiglie e imprese. I prezzi retail dell’energia restano elevati e mostrano una trasmissione lenta e incompleta delle dinamiche all’ingrosso, complice il peso degli oneri di sistema e alcune inefficienze strutturali del mercato.

Il clima di fiducia, risalito a fine 2025, presenta segnali contrastanti. Migliora nei servizi di mercato, resta stabile nel commercio al dettaglio, ma rimane debole nella manifattura, che continua a scontare una produzione in calo e un export appesantito dai dazi statunitensi. Nei primi dieci mesi del 2025 le esportazioni del made in Italy, al netto del farmaceutico, hanno ristagnato, con una flessione significativa verso gli Stati Uniti. Per il 2026, però, la Commissione europea prevede una ripresa dell’export manifatturiero italiano (+2,7%), superiore alla media dell’area euro, nonostante la penalizzazione derivante dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro stimato dall’Istat.

Il mercato del lavoro resta in territorio positivo ma con segnali di indebolimento. La crescita delle ore lavorate rallenta e, pur a fronte di un aumento degli occupati, il contributo dell’occupazione alla crescita complessiva si riduce. I consumi delle famiglie continuano invece a salire, sostenuti dal recupero del potere d’acquisto, mentre il fatturato dei servizi cresce a un ritmo contenuto.

Sul versante degli investimenti, il PNRR continua a sostenere il comparto delle costruzioni, sebbene in una fase di rallentamento rispetto agli anni precedenti. Più fragile appare la dinamica degli investimenti in beni strumentali, frenata da un costo del credito ancora elevato e da una politica monetaria che, pur con tassi fermi nelle ultime riunioni della Banca Centrale Europea, resta improntata alla cautela.

Infine, la politica fiscale non fornisce un impulso espansivo alla crescita. Il rispetto delle regole europee sulla spesa e il rientro del deficit sotto il 3% del PIL determinano un orientamento restrittivo, con un avanzo primario previsto per il 2026.
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