Economia
Economia italiana, crescita fragile e conti sotto controllo, il 2026 si apre tra cautela e resilienza
Redazione

L’economia italiana apre il 2026 con segnali contrastanti, da un lato una crescita che resta moderata e vulnerabile agli shock esterni, dall’altro una tenuta complessiva dei fondamentali macroeconomici che evita scenari di deterioramento rapido. È quanto emerge dall’ultimo rapporto L’economia italiana in breve pubblicato dalla Banca d’Italia, una descrizione dettagliata di un Paese che avanza a passo corto, ma senza perdere equilibrio.
Economia italiana, crescita fragile e conti sotto controllo, il 2026 si apre tra cautela e resilienza
Nel 2025 il PIL italiano ha registrato un incremento contenuto, con un profilo trimestrale irregolare e una dinamica complessiva che riflette la debolezza della domanda interna. I consumi delle famiglie crescono lentamente, frenati dall’erosione del potere d’acquisto accumulata negli anni di alta inflazione e da una propensione al risparmio che rimane elevata. Gli investimenti mostrano segnali alterni. Il comparto delle costruzioni rallenta, mentre la componente al netto delle costruzioni evidenzia una maggiore resilienza, sostenuta in parte dalla spesa legata alla transizione digitale ed energetica.
Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno degli elementi di stabilità del quadro macroeconomico. L’occupazione resta su livelli elevati, il tasso di partecipazione si mantiene solido e la disoccupazione, pur con lievi oscillazioni, rimane inferiore ai valori medi del decennio precedente. Tuttavia, la dinamica delle retribuzioni contrattuali e del costo del lavoro segnala una pressione crescente per le imprese, soprattutto in un contesto di produttività stagnante.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione appare ormai rientrata su livelli più coerenti con l’obiettivo di stabilità. Nel corso del 2025 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha oscillato attorno a valori contenuti, con una componente di fondo che mostra segnali di graduale normalizzazione. Il rientro delle spinte energetiche ha contribuito in modo decisivo, mentre i servizi continuano a esercitare una pressione moderata. Per il 2026, le previsioni indicano un’inflazione in lieve risalita ma ancora sotto controllo.
Il settore estero offre un contributo disomogeneo. Le esportazioni hanno mostrato fasi di recupero, soprattutto verso i mercati extra UE, ma restano esposte al rallentamento del commercio globale. La bilancia dei pagamenti, dopo le forti tensioni del 2022, ha recuperato un saldo positivo del conto corrente, grazie soprattutto al miglioramento della componente energetica. La posizione patrimoniale netta sull’estero continua a rafforzarsi, un segnale di maggiore solidità finanziaria complessiva.
Famiglie e imprese presentano livelli di indebitamento complessivamente gestibili. Il debito delle famiglie resta inferiore alla media dell’area euro, mentre quello delle imprese mostra una composizione più equilibrata tra prestiti bancari e titoli. Il sistema bancario, pur in un contesto di tassi ancora relativamente elevati, mantiene buoni livelli di patrimonializzazione e liquidità. I crediti deteriorati continuano a ridursi e gli indicatori di capitale restano ben al di sopra dei requisiti regolamentari.
Sul versante della finanza pubblica, il percorso di rientro dei disavanzi prosegue gradualmente. Il deficit si riduce, mentre il debito pubblico, pur rimanendo elevato in rapporto al PIL, mostra una dinamica più stabile rispetto agli anni post-pandemici. Il confronto europeo evidenzia come l’Italia si muova in un quadro comune di consolidamento fiscale, sebbene con margini di manovra più limitati rispetto ad altri grandi Paesi dell’area euro.
Le prospettive per il quadriennio 2025-2028 delineano una crescita moderata ma progressiva, con tassi inferiori all’1% nel breve periodo e un lieve rafforzamento nel medio termine. Uno scenario che richiede politiche attente: sostenere gli investimenti produttivi, rafforzare la produttività e accompagnare la transizione economica senza compromettere la stabilità dei conti. L’Italia, dunque, non è ferma, ma resta esposta. Nel 2026 si dovrà trasformare la resilienza in crescita strutturale.