Economia
Economia italiana tra fine 2025 e inizio 2026: crescita fragile, inflazione sotto controllo e farmaceutica motore degli scambi
Redazione

La chiusura del 2025 descrive un’economia italiana in equilibrio delicato, sostenuta da alcuni fattori strutturali ma esposta a segnali di rallentamento che emergono dai principali indicatori congiunturali. Dopo un terzo trimestre archiviato con un incremento marginale del Pil (+0,1%), i dati ad alta frequenza indicano a ottobre un indebolimento diffuso dell’attività economica, successivo alla breve ripresa registrata a settembre. La distanza rispetto alla media dell’area euro resta evidente e si accompagna a dinamiche differenziate tra settori produttivi.
Economia italiana tra fine 2025 e inizio 2026
Sul piano internazionale, la fase finale del 2025 è stata caratterizzata da una temporanea riduzione dell’incertezza, favorita dall’allentamento delle tensioni commerciali e dai tagli dei tassi di interesse decisi dalle principali banche centrali. Ma l’avvio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità geoeconomica che alimentano aspettative di un raffreddamento dell’attività globale nel corso dell’anno, in un contesto di commercio mondiale meno dinamico e di persistente volatilità dei mercati.
In Italia, la produzione industriale ha mostrato a ottobre una flessione dell’1,0% su base mensile, interrompendo il recupero del mese precedente. Il calo ha interessato quasi tutti i comparti, con l’eccezione dei beni intermedi, mentre il settore energetico ha evidenziato una contrazione più marcata. Analogo andamento per le costruzioni, che registrano una lieve riduzione congiunturale, pur mantenendo una crescita significativa su base annua grazie all’eredità positiva dei primi mesi del 2025. Più resiliente appare il comparto dei servizi, che pur segnando un arretramento mensile conserva un saldo leggermente positivo nel confronto trimestrale.
Gli scambi con l’estero confermano una dinamica moderata. Tra agosto e ottobre, export e import hanno mostrato incrementi contenuti, mentre nei primi dieci mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del 3,4% e le importazioni del 3,7% in termini tendenziali. Dietro il dato aggregato si celano forti differenze settoriali. A fronte delle difficoltà di comparti come l’automotive e i prodotti petroliferi, emerge con forza il ruolo della farmaceutica, che continua a distinguersi per vivacità produttiva e commerciale.
Il settore farmaceutico si conferma infatti uno dei principali pilastri della proiezione internazionale dell’economia italiana. Tra gennaio e ottobre 2025, le esportazioni di prodotti farmaceutici sono aumentate in media del 33,7%, mentre le importazioni hanno segnato un balzo del 44,6%. Il peso del comparto ha superato il 10% dell’interscambio nazionale, sostenuto in particolare dalla domanda proveniente dagli Stati Uniti, divenuti il primo partner commerciale per l’Italia in questo segmento. Determinante risulta anche la presenza di imprese multinazionali a controllo estero, che incidono in modo rilevante su produzione, occupazione qualificata, ricerca e sviluppo e flussi commerciali.
Sul fronte del mercato del lavoro, novembre ha segnato un arretramento congiunturale dell’occupazione, concentrato soprattutto sulla componente femminile e sui contratti a termine e autonomi. Il confronto tendenziale resta però positivo, con un aumento degli occupati su base annua e una riduzione del numero di persone in cerca di lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7%, mantenendosi su livelli inferiori alla media dell’area euro, mentre resta elevata la quota di inattivi.
L’inflazione continua a rappresentare un elemento di relativa stabilità. A dicembre, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dell’1,2% su base annua, nettamente al di sotto del dato medio dell’area euro. Nel complesso del 2025, l’inflazione italiana si è attestata all’1,7%, contribuendo a un recupero del potere d’acquisto delle famiglie, che nel terzo trimestre ha mostrato un incremento significativo. In lieve accelerazione risultano invece i prezzi dei beni alimentari, mentre prosegue la flessione dei beni energetici, in un contesto di prezzi del petrolio contenuti e offerta globale abbondante.
L’economia italiana entra nel 2026 con fondamentali eterogenei: crescita debole ma non recessiva, inflazione sotto controllo e alcuni settori ad alto valore aggiunto, come la farmaceutica, capaci di trainare l’interscambio e l’innovazione. La tenuta nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità di assorbire le nuove incertezze internazionali e di rafforzare i fattori di competitività interna, in un contesto europeo e globale sempre più complesso.