L'ampiezza e la potenzialità devastante del piano dei dazi Trump erano attese, ma non nella misura che il presidente americano ha annunciato, spazzando decenni di status quo commerciale a livello globale.
Non che Trump sia completamente in torto (evidenti gli squilibri nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e molti Paesi), ma il fatto che abbia deciso di applicare nuovi e più alti dazi rischia di innescare conseguenze dall'esito imprevedibile. Anche perché sarebbe meglio avere qualcuno con cui dialogare, piuttosto che doversi confrontare con le macerie altrui.
L'analisi - Dazi: Meloni pensa a difendere il 'sistema Italia', ma come la metterà con il trumpiano Salvini?
Che la situazione sia preoccupante, anche se non certo drammatica, lo conferma il fatto che Giorgia Meloni abbia cancellato la sua agenda di oggi, per concentrarsi su cosa Trump abbia detto, abbia fatto, cosa, infine, abbia lasciato intuire o sperare.
Probabilmente, il presidente del consiglio vuole capire, confrontandosi con qualcuno dei suoi ministri e con i consiglieri economici, se, pur sentendosi parte di quell'Europa che vuole reagire alla guerra commerciale scatenata dall' ''amico'' Trump, l'Italia possa trovare, da sola, misure per cercare di attenuare l'impatto delle misure a stelle e strisce.
Il ministro Tommaso Foti ha parlato di intervento ''a gamba tesa nell'economia mondiale'', anche se ha lasciato aperto una spiraglio alla speranza per capire ''se, dietro questa iniziativa, vi è una volontà di andare fino in fondo o una volontà di cercare continente per continente nazione per nazione in alcuni casi di riequilibrare una bilancia commerciale che nel caso degli Stati Uniti è pesantemente deficitaria rispetto a quanto viene esportato dagli Usa".
Ma dentro il governo non tutti la pensano così.
Anzi c'è chi - si chiama Matteo Salvini ed è vicepremier - ritiene che i dazi americani siano una manna, che alla fine l'economia italiana ci guadagnerà. Lo ha fatto con il solito condimento di attacchi all'Europa, insomma andando come sempre per fatti suoi.
Lui pensa che Trump ''usi la minaccia di dazi per arrivare a accordi economici e commerciali, ha fatto così con altri. Dobbiamo lavorarci direttamente. Anche noi. Ricordo che ad oggi Trump i dazi li minaccia. L'unico mega dazio che ha messo in ginocchio interi settori produttivi in Italia e in Europa lo ha messo Bruxelles".
Ora, al di là dei continui riferimenti a guerra, riarmo e sanità, Salvini sorvola su un argomento che è fondamentale per capire e quindi reagire. Perché in qualche modo si deve uscire dalla condizione di vittima alla quale Trump ha relegato il resto del mondo, oggi sul piano commerciale, domani chissà, viste le sue mire espansionistiche e la minaccia di aggredire militarmente anche gli alleati che si dovessero opporre ai suoi desideri.
Ma un governo che ha tra le sue file un acritico sostenitore del presidente americano (che ne dice Salvini delle minacce alla Danimarca e al Canada? Fanno parte della normale dialettica della politica?) può mostrare una faccia feroce sia pure nel tentativo di difendersi? E poi, è ancora possibile che - a fronte della dichiarata vocazione europeistica e atlantista - Giorgia Meloni possa accettare di avere dentro il governo qualcuno che sembra lasciare qui e là delle mine pronte ad esplodere?