Economia

La tempesta dei dazi Usa si abbatte sulle imprese europee mentre il dollaro si svaluta

Redazione
 
La tempesta dei dazi Usa si abbatte sulle imprese europee mentre il dollaro si svaluta

La tempesta dei dazi Usa, annunciati ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si abbatte sulle imprese europee che adesso dovranno correre ai ripari. Secondo un'analisi di Bain & Company, il 70% delle aziende si dichiara impreparato ad affrontare un possibile aumento dei dazi nei prossimi 12-24 mesi. L'80% delle aziende sta rivedendo o sta valutando di rivedere le proprie previsioni a causa delle preoccupazioni legate ai dazi.

La tempesta dei dazi Usa si abbatte sulle imprese europee mentre il dollaro si svaluta

Sempre secondo Bain, il 75% delle aziende prevede un aumento dei prezzi dei fornitori tra il 5% e il 20% nel breve periodo, spinto soprattutto da dazi e inflazione. Il 40% stima un rincaro superiore al 10% sui costi dei prodotti. In risposta, molte aziende stanno rivalutando le proprie strategie di procurement, rafforzando i rapporti con i fornitori chiave e pianificando adeguamenti dei listini.

Ora, oltre al danno, si rischia anche la beffa, dato che dopo l'annuncio di Trump il dollaro ha subito un forte deprezzamento nei confronti delle altre valute, suprando la quota di 1,09 nei confronti dell'euro, rendendo così le merci europee ancora pi+ care a causa della svalutazione del biglietto verde statunitense.

In teoria, il fenomeno dovrebbe essere contrario, perché con una riduzione del commercio globale, la circolazione del dollaro dovrebbe diminuire e quindi la valuta dovrebbe apprezzarsi. La spiegazione di questo fenomeno, spiega Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, risiede nella perdita di fiducia degli investitori nei mercati statunitensi. Finora, l'equilibrio commerciale era mantenuto dall'afflusso di capitali stranieri negli asset finanziari degli Stati Uniti. Ora, con il crescente scetticismo nei confronti della solidità di tali mercati, il flusso di investimenti potrebbe prosciugarsi più rapidamente rispetto alla riduzione degli scambi commerciali, esponendo il dollaro a una vulnerabilità ancora maggiore.

Tra i settori di imprese italiane più colpite, oltre a quello automotive sul quale sono stati applicati dazi al 25% c'è sicuramente quello agroalimentare. Il solo comparto di vini, spiriti e aceti italiani vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori lungo l’intera filiera. Federvini si dice estremamente preoccupata e teme una grave crisi produttiva e occupazionale.

Ma non tutte le aziende agroalimentari vedono nero. Granarolo ha annunciato di poter reagire ai dazi raddoppiando la propria produzione, avendo anche un sito negli Stati Uniti, nel Connecticut. “Granarolo in Connecticut - ha spiegato il presidente Giampiero Calzolari - ha uno stabilimento che produce mozzarelle, ricotte, mascarpone, burrate di qualità. Lo abbiamo rilevato tre anni fa e ora lo abbiamo allineato ai nostri standard di qualità e sicurezza alimentare. A prescindere dai dazi di Trump oggi pensiamo di poter raddoppiare le capacità produttive dello stabilimento”.

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