I canadesi, dipinti come un popolo ''colorato'' e gentile, anche per il multiculturalismo che del Paese è uno degli elementi fondanti, non hanno preso affatto bene le cose che Trump, sin dal giorno del suo insediamento (ma anche prima...), va dicendo su di loro, dipingendoli come un facile boccone per gli Stati Uniti, che vogliono farne la cinquantunesima stella della loro bandiera.
Dazi: la resilienza dei canadesi parte dalle piccole scelte quotidiane
Prese dapprima con sorpresa e, via via, anche per il disprezzo mostrato da Trump verso la classe politica canadese, con sempre maggiore insofferenza, le affermazioni del presidente americano hanno avuto l'effetto di compattare un intero Paese che, oltre alle parole, sa che per vincere questa battaglia per la sopravvivenza - come Stato sovrano - occorrono anche i fatti.
Non solo le tariffe ritorsive applicate dal premier Trudeau alle merci provenienti dall'America, quindi, ma anche piccoli gesti quotidiani. Punzecchiature di spillo sulla dura pelle del pachiderma a stelle e strisce, ma che alla fine possono dare fastidio. E non poco.
Perché, come sta facendo il titolare di un ristorante di Toronto, un contributo alla ''resistenza'' si può fare magari cominciando a preparare le pizze usando pomodori italiani e non californiani, insaccati con carni prodotte in Ontario e Quebec e magari proponendo, in alternativa alla Coca Cola, dell'acqua frizzante, dolcificata con sciroppo d'acero canadese, che forse non sarà il massimo, ma almeno...
Nel Canada, solitamente cortese, si sta diffondendo un'emozione insolita: la rabbia. Che si manifesta in gesti di resistenza sociale, ma anche annullando le vacanze a sud del confine o, come accaduto, fischiando l'inno americano in occasione di eventi sportivi che vedono impegnate squadre dei due Paesi.
Nelle scorse settimane, ad esempio, una partita tra le rappresentative nazionali di hockey di Canada (che poi ha vinto) e Stati Uniti ha avuto ben tre risse nei primi nove secondi. Sì, proprio nove secondi.
Gli attacchi di Trump, reiteranti fino a diventare scomposti e non sempre fondati su fatti verificati, ha dato al Canada un momento di unità, per un Paese che solo pochi mesi fa stava affrontando una profonda crisi politica, con le dimissioni del Primo Ministro Justin Trudeau, incapace di reagire alle critiche.
Donald Trump, persino nelle ultime ore, ha nuovamente cambiato registro, sospendendo fino ad aprile di dazi su alcune merci canadesi. Ma, a nord del confine, la gente è stanca vedendo ormai danneggiati irrimediabilmente i legami con gli Stati Uniti.
"Il rapporto è cambiato per sempre - ha detto il premier della Provincia della British Columbia, David Eby -. Abbiamo amici, famiglia e relazioni che risalgono a generazioni oltre confine. Amiamo i nostri familiari americani", ha aggiunto. Ma i canadesi "non si metteranno mai più nella posizione di essere così dipendenti dagli Stati Uniti".
E la rabbia sta diventando un sentimento generalizzato in Canada, con molte persone che dicono di non volere mai più mettere piede oltre il confine.
Piccoli gesti, s'è detto. Come quello di chi, canadese, sorpreso negativamente dalle politiche di Trump, ha deciso di annullare il contratto con il gigante dell'e-commerce Amazon a favore di concorrenti, persino cinesi. E cresce il numero di coloro che, al supermercato, controllano attentamente le etichette dei prodotti, scartando quelli americani e dando priorità ai canadesi.
Un altro segnale arriva da Dylan Lobo, di Toronto, che gestisce la directory online Made in Canada, nato nel 2018 per sostenere la produzione locale e combattere le tariffe statunitensi. Il sito web gestito da Lobo è passato dal ricevere quattro o cinque candidature per nuove aziende al giorno a quasi 5.000 nelle ultime settimane, con il traffico giornaliero del sito aumentato di dieci volte rispetto agli anni precedenti.
"Non ho mai assistito a una risposta così ampia da parte della comunità", ha affermato Lobo, che gestisce il sito da solo come "progetto appassionato".
Le politiche trumpiane stanno avendo anche un altro risultato, che gli analisti stanno valutando con attenzione. Mentre l'opinione dei canadesi sugli Stati Uniti e sul loro leader è crollata, la loro percezione del loro Paese è migliorata, ha affermato David Coletto, CEO della società canadese di sondaggi e ricerche Abacus Data.
In un recente sondaggio, il numero di canadesi che hanno dichiarato di pensare che il Paese stia andando nella giusta direzione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni, salendo al 30% rispetto al solo 19% registrato quando Trudeau si è dimesso a gennaio, ha affermato Coletto.
Con la rinascita dello spirito nazionale, anche la bandiera nazionale è tornata ad essere molto amata. Come riferisce il produttore di bandiere canadese Flags Unlimited le cui vendite sono raddoppiate rispetto all'anno scorso.
La ribellione dei canadesi è trasversale, facendo anche proseliti all'estero (Lobo ha detto che gli arrivano migliaia di mail di cittadini europei che vogliono sostenere il Canada), investendo anche il mondo dell'arte.
L'attore canadese Mike Myers, che ha interpretato Elon Musk nel "Saturday Night Live" lo scorso fine settimana, indossava una maglietta con lo slogan "Il Canada non è in vendita".
Mentre scorrevano i titoli di coda, ha condiviso un altro messaggio per i canadesi. Ha piegato il braccio e ha pronunciato: "Gomiti alzati", un termine dell'hockey su ghiaccio che indica che è il momento di combattere.