"Se la guerra è ciò che vogliono gli Stati Uniti, che si tratti di una guerra tariffaria, commerciale o di qualsiasi altro tipo di guerra, siamo pronti a combattere fino alla fine". È questa la risposta della Cina, affidata ad una nota della sua ambasciata a Washington, alle scelte economica e politica del presidente Trump.
Cina: siamo pronti a combattere "qualsiasi tipo di guerra" con gli Stati Uniti
La dichiarazione arriva nelle ore in cui sono entrati in vigore i dazi aggiuntivi del 10% sulle importazioni dalla Cina, portando le tariffe al 20% nell'arco di circa un mese.
Da parte sua, il ministero degli Esteri cinese, in una nota, ha detto che ''se gli Usa hanno altri obiettivi in mente e se danneggiare gli interessi della Cina è ciò che vogliono, siamo pronti a combattere fino alla fine. Esortiamo gli Stati Uniti a smettere di essere autoritari e a tornare sulla strada giusta del dialogo e della cooperazione il prima possibile".
Per rispondere alle nuove tariffe americane, Pechino ha annunciato martedì l’introduzione di tariffe aggiuntive fino al 15% su alcuni prodotti statunitensi, a partire dal 10 marzo, e una serie di nuove restrizioni all’esportazione per determinate entità statunitensi.
Le affermazioni di parte cinese, segnatamente la nota dell'ambasciata di Pechino a Washington, sono state immediatamente commentate dal Segretario alla Difesa statunitense Peter Hegseth che, in un’intervista televisiva, ha detto che, sebbene gli Stati Uniti non stiano cercando attivamente un conflitto con la Cina, il Paese è "preparato. Viviamo in un mondo pericoloso, con paesi potenti e in ascesa, con ideologie molto diverse.
Se vogliamo impedire la guerra con i cinesi o altri, dobbiamo essere forti".
I prodotti agricoli sono la voce più importante delle esportazioni degli Stati Uniti verso la Cina , con la soia, che Pechino ha colpito con nuovi dazi del 10%, in cima alla lista. Durante l’ultima guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, i dazi cinesi hanno spinto gli importatori nazionali a spostare gli acquisti di soia in Brasile e Argentina.
Con i dazi statunitensi che minacciano di frenare le esportazioni cinesi, un raro aspetto positivo in un’economia altrimenti in rallentamento, Pechino ha manifestato la sua volontà di ricorrere a stimoli monetari e fiscali per attenuarne l’impatto quest’anno.