La mozione sulla prosecuzione degli aiuti all'Ucraina, passata ieri a larga maggioranza, nonostante le scontate astensioni di Pd, Italia Viva e + Europa, ha nuovamente dato la rappresentazione plastica del fatto che ormai la Lega stia vivendo, politicamente parlando, una vita parallela rispetto a quella del governo e del resto della maggioranza, non perdendo occasione per marcare differenze.
Sulla mozione per gli aiuti all'Ucraina, la Lega si divide mentre Vannacci chiede spazio
Già dall'inizio della giornata, con la convocazione quasi all'alba (per le abitudini dei nostri parlamentari) dei leghisti da parte del segretario Matteo Salvini, la presenza dei parlamentari della Lega alla Camera è stata sparuta, nonostante il fatto che ci sarebbero state le comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, peraltro apprezzate anche dai banchi dell'opposizione.
Una assenza che è sembrata una corrispondenza di amorosi sensi con la linea scelta da Salvini, scopertosi pacifista, specialmente quanto si parla di Ucraina, dicendo no all'invio di armi nonostante il fatto che ogni giorno e ogni notte sul Paese grandinino razzi e droni russi, che continuano a fare stragi.
Ma dove la cosa ha imboccato una strada che non si sa dove potrebbe portare è stato quando due parlamentari della Lega - non certo di peso all'interno del partito - hanno votato contro il provvedimento, allineati e coperti (tanto per restare in tematiche da caserma) con l'editto di Vannacci che non solo si è detto contrario all'invio di armi, quanto ha invitato i leghisti a non votarlo. Poi, davanti a Montecitorio, nove, dicasi nove, persone abbiamo inscenato, per conto del Team Vannacci, una protesta contro la mozione fa parte della componente folkloristica della politica.
Una presa di posizione che, in un Paese normale, con partiti normali, avrebbe necessitato di un chiarimento da parte di Salvini, di cui Vannacci è vice, sopportato da gran parte della Lega, ma pure sempre vicesegretario.
Invece nulla, il vuoto pneumatico per quella che è sembrata più che una semplice dichiarazione o un auspicio, ma una vera e propria denuncia della linea del governo e quindi della maggioranza che lo esprime.
Nella quale maggioranza, fino ad oggi, il partito di riferimento è Fratelli d'Italia, di cui Guido Crosetto è tra i fondatori, nonché esponente di primo piano.
Mettersi per traverso sul provvedimento è cosa diversa che prenderne le distanze, magari dicendo ''io non lo voterei''. No, Vannacci è andato oltre facendo appello ai leghisti in parlamento di esprimere, col voto, il solo dissenso.
Alla fine, per calcolo e quindi perché altrimenti non potrebbe fare, la Lega è rientrata nei ranghi, ma la sensazione che dentro il partito la convivenza tra le due anime - quella ''tradizionale'' e l'altra, quella in mimetica, elmetto e scarponi - possa reggere ancora per poco.
Perché Vannacci è uomo di ambizioni, che considera sé stesso una spanna sopra gli altri, che ha un ego smisurato. Che poi, se ci fate caso, sono le stesse caratteristiche caratteriali di Salvini.
E due ego smisurati non possono convivere nel medesimo spazio politico. Ci riuscivano i democristiani, ma quella era un'altra epoca e altri uomini.