Mettendo da parte l'argomento (la mozione per prendere una netta posizione contro quel che sta accadendo in Iran, con migliaia di morti e in centinaia che aspettano d'essere appesi per il collo al braccio di una gru), quanto accaduto in Parlamento, ieri, rappresenta un ennesimo chiodo sulla bara di un bambino mai nato, quel ''campo largo'' dentro il cui perimetro dovrebbero ritrovarsi i partiti che sperano di sostituirsi alla maggioranza di centrodestra.
Sull'Iran Conte celebra, ancora una volta, il "De profundis" del campo largo"
La mozione in questione è stata approvata a larghissima maggioranza, ma non all'unanimità perché, anche questa volta e per l'ennesima volta, i Cinque Stelle si sono sfilati, accampando come motivazione il fatto che nel documento non si esprimeva con nettezza l'opposizione ad un intervento militare contro il regime che guida la teocrazia che domina l'Iran, nel terrore.
Una motivazione che di per sé potrebbe anche passare per un rigurgito pacifista nel movimento, ma che non è questo, o almeno non solo questo, perché certifica un modo di fare politica di Giuseppe Conte che lo rende ormai partner con cui è difficile trattare, perseguendo traguardi particolari, che potrebbero anche essere personali.
Spezzare l'unanimità dell'arco politico italiano, davanti all'orrore delle immagini di decine e decine di corpi ammassati in stanze e per ottenere i quali i parenti delle vittime pare siano costrette a ''riscattarne'' i resti dai carnefici, è un atto che guarda solo alla situazione italiana. Cioè un atto funzionale a quella ricerca spasmodica dei Cinque Stelle - o almeno del suo vertice - di qualcosa che segni una linea di discontinuità con il Pd, con il quale, oggi, accetterebbero un'alleanza, ma solo a patto che il Partito democratico diventasse vassallo, dimenticando quindi che è il secondo partito del Paese, secondo solo a Fratelli d'Italia.
Nel gioco della democrazia ci sta che chi vuole sostituire chi governa tessa trame, cerchi alleati, tenda tranelli.
Ma, se questo si traduce in una lotta intestina dentro l'opposizione, si fa solo il gioco della maggioranza alla quale non sembra vero vedere che, sul fronte del nemico, le crepe stanno diventando voragini.
In questo Giuseppe Conte gioca la sua partita, forte del fatto di essere più ''personaggio'' di Elly Schlein, di cui bisogna apprezzare la passione, ma, allo stesso tempo, rilevare che, come si dice, non riesca a bucare lo schermo.
Brava, preparata, appassionata: glielo riconoscono tutti, ma quando si tratta di andare davanti ad una telecamera la distanza tra lei e Conte esplode. E il capo dei Cinque Stelle lo sa, cogliendo tutte le occasioni per marcare distanze e differenze.
Che poi lui riesca nel suo obiettivo di tornare a Palazzo Chigi da capo della sinistra è tutto da vedere, nonostante qualche giornale e qualche giornalista amico (uno), ogni giorno che il buon Dio manda sulla Terra, dicano che lui è il migliore di tutti. Ma non sempre pensare di essere Churchill evita di finire per essere Attlee.