È un messaggio di continuità nell’eccellenza ma di rottura negli schemi operativi quello che Alessandro Melzi d’Eril lancia dal podio della Piazzetta Cuccia, nel suo primo appuntamento pubblico ufficiale da amministratore delegato di Mediobanca. Inaugurando l’ottava edizione dell’Italian Mid Cap Conference, l’evento che tra oggi e domani vedrà i vertici di 29 società quotate incontrare oltre 100 investitori internazionali in più di 400 one-to-one, il banchiere ha delineato la nuova architettura strategica dell’istituto: un modello ibrido e senza eguali in Italia, capace di fondere Private e Investment Banking per abbracciare in un’unica visione l’impresa e la famiglia dell’imprenditore.
"Siamo gli unici in Italia a poter offrire un servizio che guarda all'impresa come alla famiglia dell'imprenditore - ha scandito Melzi d’Eril di fronte alla platea finanziaria - Il nostro obiettivo è continuare a supportare sia l'impresa sia la famiglia nella gestione del proprio patrimonio offrendo consulenza così come opportunità esclusive di investimento che creino un circolo virtuoso nella gestione della ricchezza, che faccia da volano per tutto il paese".
Le parole dell’a.d. arrivano in un momento cruciale, segnato dalla recente riorganizzazione della governance e dall’ingresso di nuovi equilibri nell’azionariato che vedono in Monte dei Paschi di Siena un perno fondamentale. Proprio su questo fronte, Melzi d’Eril ha spazzato via ogni dubbio sulle logiche industriali dell’operazione: "Ora in questa missione potremo contare altresì sulla complementarità con il Monte dei Paschi di Siena, grazie al suo forte radicamento sul territorio", ha affermato, confermando come la capillarità della rete senese sarà il braccio operativo per portare la sofisticazione dei prodotti di Mediobanca direttamente nel cuore dei distretti produttivi. Al centro della strategia restano le medie imprese, definite "l’ossatura del Paese" e protagoniste, secondo i dati del Global Outlook 2026 di Mediobanca Research presentato in apertura, di una performance che ha surclassato i competitor europei.
"In 30 anni abbiamo assistito a una crescita straordinaria delle medie imprese italiane, che si è tradotta in un incremento del fatturato del 182% e ha superato nettamente quella delle grandi aziende del Paese", ha ricordato il manager, sottolineando come il valore aggiunto sia cresciuto del 65%, quasi il doppio rispetto ai gruppi francesi e tedeschi. Un successo trainato dall'export, che vale il 42% dei ricavi nonostante solo il 12% di queste realtà abbia stabilimenti all'estero. Una vitalità imprenditoriale che Mediobanca intende intercettare valorizzando quello che Melzi d’Eril definisce il vero asset della banca: il capitale umano. "Mediobanca ha sempre investito in questo senso, distinguendosi come l'istituzione che ha creato il patrimonio di professionalità più profondo che l'Italia abbia nel settore finanziario: un lavoro lungo 80 anni, che continuerò e continueremo a valorizzare proprio con ulteriori investimenti nelle nostre persone e nelle competenze". Con queste parole il nuovo Ceo puntualizza: una banca d'affari che non rinnega la sua storia ottantennale, ma la proietta verso un servizio olistico dove la finanza straordinaria e la gestione dei grandi patrimoni familiari diventano due facce della stessa medaglia, blindate ora dall'asse territoriale con Siena.