Giovani Menti
Caratteristiche
  • Categoria Giovani MentiEconomia & Finanza

Il paradosso italiano: idee giovani, imprese adulte

di Francesco Michelucci
 
Il paradosso italiano: idee giovani, imprese adulte

In Italia l’imprenditore non nasce giovane: nasce adulto. Non a 25 anni, quando nei Paesi dinamici si fondano startup. Non nei corridoi universitari, dove nascono gli ecosistemi innovativi. Lo mostra il GEM (Global Entrepreneurship Monitor) 2024, in Italia il picco dell'imprenditorialità arriva intorno ai 40 anni. Siamo quindi un Paese che sogna l’impresa da giovani, ma la realizza solo da adulti. E questo fenomeno non dipende solo dalle scelte individuali: è il risultato di una combinazione di fattori, tra cui la demografia del Paese e la difficoltà di trasformare il talento in capitale.

Il Profilo Imprenditoriale dell'Italia

Secondo il Global Entrepreneurship Monitor (GEM), la fascia più imprenditoriale in Italia non è quella dei ventenni o dei trentenni, ma quella tra i 35 e i 44 anni. Un dato sorprendente se confrontato con gli ecosistemi più dinamici, dove l’imprenditorialità si manifesta presto, spesso già durante l’università. In Italia, invece, l’impresa arriva dopo una lunga maturazione professionale: anni di esperienza, stabilità economica e risparmi accumulati.

Il GEM, nel "Global Report 24-25", restituisce un’immagine dell’Italia fatta di luci e ombre; un Paese dove cresce la consapevolezza imprenditoriale, ma dove trasformare le idee in impresa rimane difficile, soprattutto per i giovani.

Gli italiani sanno, vedono e conoscono l’impresa: il 49,4% degli intervistati conosce qualcuno che ha avviato un’impresa di recente ed il 51,5% ritiene di avere le competenze per farlo. Eppure, solo il 21,9% pensa che sia facile farlo in Italia, uno dei valori più bassi dell’intero GEM. A questo si aggiunge una paura del fallimento altissima, infatti, quasi la metà degli intervistati (49,5%) non avvierebbe un’impresa per timore di fallire. È un ostacolo psicologico enorme, che pesa soprattutto sui giovani.

Ad aggiungersi a questo quadro abbiamo che solo il 35,2% ritiene che nella propria zona ci siano buone opportunità per iniziare un nuovo business; mentre il 59,1% è spinto ad iniziare un'attività imprenditoriale in quanto ritiene che la disponibilità di opportunità lavorative sia scarsa. Queste indicazioni suggeriscono che l'iniziativa imprenditoriale in Italia sia maggiormente guidata dalla necessità che da reali opportunità.

Inoltre, a confermare il fenomeno del cronico nanismo delle imprese italiane è che solo il 2,2% degli intervistati prevede di assumere sei o più dipendenti nei prossimi cinque anni.

Tutto ciò porta un’intenzionalità imprenditoriale relativamente alta (18,6%) ad essere pesantemente repressa ed a concretizzarsi in un tasso di nuova imprenditorialità (TEA) molto basso, solo 9,6%, e con un forte divario di genere.

In sintesi:

  • La TEA (attività imprenditoriale in fase iniziale, ossia nuovi business con meno di 42 mesi di vita) è sotto la media dei paesi ad alto reddito.
  • giovani 18–34 anni mostrano un’elevata intenzionalità, ma poche volte riescono a trasformarla in un’attività concreta.
  • Gli over 50 entrano spesso nell’impresa come forma di autoimpiego o necessità, non per cogliere una grande opportunità.

Da questa descrizione viene evidenziato un pattern rilevante: il nostro sistema è ricco di "giovani" con una forte spinta imprenditoriale, tuttavia non riescono a concretizzarla; al contrario, gli adulti riescono ad imprenditorializzarsi ma tardi, guidati dalla necessità – e non dalle opportunità – e non in modo realmente innovativo (disruptive) come sarebbe richiesto dal contesto competitivo.

Fattore Anagrafico (Età dell'imprenditore e del Paese)

Un contributo fondamentale in questa direzione è il paper di Liang, Wang e Lazear (2018), “Demographics and Entrepreneurship”, pubblicato sul Journal of Political Economy.

La loro intuizione è potente e semplice: non è solo l’età delle persone a determinare l’imprenditorialità, è l’età della popolazione.

  • I Paesi giovani (con più under 35, più natalità, più transizioni occupazionali) producono più imprenditori.
  • I Paesi anziani (con età media alta e minore mobilità) hanno ecosistemi più lenti, più prudenti, più orientati alla stabilità che all’innovazione.

L’Italia, con una delle età medie più alte del mondo, rientra in questo secondo gruppo. Non è un caso, quindi, se il talento imprenditoriale “sboccia” più tardi. La demografia influenza la propensione al rischio, la mobilità del lavoro, la formazione di capitale umano e persino la capacità di costruire team.

Giovani e Adulti: due forze complementari che raramente si incontrano

C’è però un punto che spesso viene ignorato: i giovani e gli adulti hanno competenze imprenditoriali profondamente diverse, ma perfettamente complementari.

  • I giovani portano: creatività, alfabetizzazione digitale, propensione al rischio, capacità di apprendere e adattarsi rapidamente, innovazione
  • Gli adulti portano: capitale economico, reti professionali consolidate, credibilità presso investitori e clienti, esperienza manageriale

Il problema italiano è che queste due forze non si incontrano, ognuna resta chiusa nella propria bolla generazionale e, quando non c’è scambio, l’imprenditorialità ne soffre: i giovani non riescono a partire, gli adulti non riescono a innovare.

Il risultato di questa separazione è un ecosistema imprenditoriale “a due velocità”. Questo effetto viene ulteriormente amplificato dalla demografia: un Paese più anziano sì ha più esperienza, ma porta con sé anche un'inerzia strutturale. È proprio questa a spingere gli innovatori fuori dal sistema, costringendoli ad emigrare in sistemi più dinamici dove le loro idee e capacità vengono supportate e valorizzate adeguatamente.

Un Nuovo Patto Sociale

Se vogliamo davvero sbloccare l’imprenditorialità italiana – al netto delle altre distorsioni strutturali –, servono due trasformazioni simultanee:

1. Unire le generazioni

Team misti dove giovani e senior lavorano a stretto contatto dovrebbero diventare la norma, non l’eccezione. Un ambiente dove i giovani portano ambizione e rapidità, e gli adulti portano capitale sociale, relazioni e governance e soprattutto mentorship.

2. Aumentare la capacità del Paese di finanziare l’ambizione

In Europa non mancano le idee, manca la capacità di investire massicciamente ed in maniera sistematica nelle prime fasi di vita di un’impresa, quando un progetto è ancora fragile ma potenzialmente esplosivo.

Il caso DeepMind è emblematico. Fondata a Londra nel 2010 da Demis Hassabis, nasce nel cuore dell’ecosistema europeo. Ma quando arriva il momento del salto di scala, non è l’Europa a finanziarla: sono gli Stati Uniti. I capitali americani - seed, early-stage, VC - erano semplicemente di un ordine di grandezza superiore. E lo stesso Hassabis lo ha dichiarato più volte "il talento europeo era altissimo, ma il capitale non era sufficiente per sostenere un progetto di quella ambizione."

L’Italia – ma il discorso deve essere necessariamente espanso a livello comunitario – è un Paese straordinario per capacità creativa, talento diffuso e forza innovatrice. Ma è anche un Paese che ha interiorizzato l’idea che l’impresa sia una cosa “da adulti”, da fare più tardi, quando si è più stabili. I dati del GEM 2024 e le evidenze demografiche ci dicono che questo modello non è sostenibile. Serve una cultura in cui si può imprendere prima, e in cui l’età non è né un limite né un destino.

Da ciò possiamo trarre principio che dovrà guidare il nostro futuro: se non esiste capitale non esiste imprenditorialità; se invece il capitale esiste, i giovani talenti non partono con l'idea, ma iniziano a costruire dall'idea. Se poi queste iniziative sono sviluppate all'interno di team intergenerazionali, che permettono la valorizzazione delle risorse apportate da tutti gli attori, il futuro non potrà che essere roseo.

  • Milano Cortina 2025 con Pirelli
  • Generali -300x600 - Adesso per il tuo futuro
  • Ifis - Siamo il credito per la tua azienda 300x600
  • Ifis - Siamo il credito per la tua azienda 300x600
  • Non è solo luce e gas, è l'energia di casa tua.
  • La risposta alla tua salute. Sempre
Newsletter Euroborsa
I più letti della settimana
Mps–Mediobanca, tre big della finanza indagati a Milano, sotto esame il presunto patto occulto nella scalata
27/11/2025
Economia
Redazione
Mps–Mediobanca, tre big della finanza indagati a Milano, sotto esame il presunto patto occ...
Banco Desio punta sul wealth management e lancia un’OPA volontaria su SCM
26/11/2025
Economia
Redazione
Banco Desio punta sul wealth management e lancia un’OPA volontaria su SCM
Non muore la malapianta della volgarità in politica: chiedere alla tiktoker De Crescenzo, impallinato il suo candidato
25/11/2025
Politica
Diego Minuti
Non muore la malapianta della volgarità in politica: chiedere alla tiktoker De Crescenzo, ...
Industria e servizi in ripresa a settembre, fatturato in crescita trainato dall’estero e dal commercio all’ingrosso
27/11/2025
Economia
Redazione
Industria e servizi in ripresa a settembre, fatturato in crescita trainato dall’estero e d...