Economia

Costruzioni, il rallentamento globale non frena l’Italia: ricavi record a +20,6%

di Redazione
 
Costruzioni, il rallentamento globale non frena l’Italia: ricavi record a +20,6%
Il settore globale delle costruzioni si trova davanti a un bivio: da un lato la morsa di criticità strutturali che frenano la produzione mondiale, dall'altro l’eccezionale resilienza del comparto europeo e, in particolare, l’exploit delle grandi imprese italiane. È quanto emerge dall’ultima edizione del report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza lo stato di salute delle prime 100 aziende quotate al mondo.

Il 2024 ha segnato un cambio di passo per l’edilizia mondiale. La produzione globale è cresciuta del 3,1%, un dato in chiaro rallentamento rispetto ai cicli precedenti. Le previsioni per il 2025 indicano un’ulteriore decelerazione al 2,3%. A pesare sono i "soliti noti" del post-pandemia: carenza di manodopera qualificata, costi delle materie prime ancora tesi e catene di fornitura fragili.

A livello di fatturato, i primi 100 player hanno generato complessivamente 1,98 trilioni di dollari, in flessione dell'1% su base annua. La geografia del potere resta sbilanciata verso l'Asia: i gruppi cinesi controllano oltre la metà dei ricavi totali (51,2%), con i primi tre colossi del Dragone che da soli drenano un terzo del mercato mondiale.

Il "caso Italia": crescita a doppia cifra

In questo scenario di generale cautela, l’Italia brilla per dinamismo. Sebbene le imprese del nostro Paese rappresentino ancora una nicchia in termini di volumi assoluti (1,4% del fatturato globale della Top 100), il tasso di crescita relativo è il più alto tra le principali aree geografiche: un balzo dei ricavi del +20,6%.

Nell'arena europea, l'Italia consolida la sua posizione: al quinto posto per quota sui ricavi totali del continente (6,5%) e al secondo posto per ricavi medi per azienda (14,2 miliardi di dollari), superata solo dalla Francia.

"I grandi gruppi europei stanno consolidando la propria posizione facendo leva su diversificazione e internazionalizzazione", spiega Claudio Golino, Enterprise Security Leader di Deloitte Italia. Una strategia che permette di compensare la debolezza dei mercati domestici (l'Europa ha visto un calo medio della produzione del 2% nel 2024) con le opportunità offerte da geografie più solide come Stati Uniti e Cina.

Nonostante la crescita dei ricavi, il report solleva un segnale d'allarme sui margini. L’EBIT margin delle attività "core" per i top player europei è sceso al 3,1%, il livello più basso dell'ultimo quadriennio.

L’integrazione di Intelligenza Artificiale, Digital Twin e automazione non è più un'opzione, ma una leva finanziaria necessaria per migliorare la prevedibilità dei costi e proteggere la redditività. Per il futuro a breve termine, il driver principale resta il NextGenerationEU: i fondi per infrastrutture, energia e transizione digitale sosterranno il comparto fino al 2026, in attesa che i megatrend di lungo periodo (urbanizzazione e decarbonizzazione) spingano il CAGR del settore al 5,5% previsto per il periodo 2025-2030.
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