Economia

Meno liquidità, più capitale, nel 2025 le imprese italiane rafforzano la struttura finanziaria

Redazione
 
Meno liquidità, più capitale, nel 2025 le imprese italiane rafforzano la struttura finanziaria
Tra il 2024 e il 2025 la struttura finanziaria delle imprese italiane mostra un deciso cambio di passo, segnando un rafforzamento complessivo che va oltre la semplice crescita dei volumi e interessa soprattutto la qualità delle scelte finanziarie. È quanto emerge dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, elaborata su dati della Banca d’Italia, relativi al primo semestre 2024 e al primo semestre 2025.

Meno liquidità, più capitale, nel 2025 le imprese italiane rafforzano la struttura finanziaria

Nel periodo considerato, le attività finanziarie complessive delle imprese aumentano di 69,6 miliardi di euro (+2,7%), passando da 2.587,2 a 2.656,8 miliardi. Una crescita moderata nei numeri, ma significativa nella composizione. Il segnale più evidente è la riduzione della liquidità: cash e conti correnti scendono di 15,1 miliardi (–3,2%), mentre gli altri depositi calano di 8,2 miliardi (–11,7%). In totale, oltre 23 miliardi vengono sottratti a giacenze a bassa redditività, indicando un superamento di strategie difensive che avevano caratterizzato gli anni di maggiore incertezza.

Le risorse liberate vengono riallocate verso strumenti finanziari più dinamic
i. Le obbligazioni e i titoli di Stato detenuti dalle imprese crescono di 20,7 miliardi (+21,1%), raggiungendo 118,6 miliardi, mentre si riduce in modo netto l’esposizione ai derivati, che scendono di 6,5 miliardi (–41%) a 9,3 miliardi, segnale di una minore complessità nella gestione del rischio finanziario. Ancora più marcata è la crescita delle componenti legate al capitale di rischio: le azioni salgono di 63,5 miliardi (+6,8%), arrivando a sfiorare i 1.000 miliardi, e i fondi comuni registrano l’incremento percentuale più elevato, con +23,4% e un aumento di 10,6 miliardi.

Nel complesso, oltre 74 miliardi di euro confluiscono verso strumenti orientati alla crescita e al rafforzamento patrimoniale. Il credito sul lato attivo resta invece sostanzialmente stabile, con variazioni contenute sia sui prestiti a breve termine sia su quelli a medio-lungo termine, a conferma di un utilizzo selettivo e non espansivo del debito. Anche le poste operative, come i crediti commerciali, mostrano un andamento quasi piatto, segno di un equilibrio nei rapporti industriali e nella gestione del ciclo economico.

Sul fronte delle passività, l’aumento è più consistente: +178,8 miliardi (+3,6%), con un totale che sale a 5.173,9 miliardi. Ma anche qui è la composizione a fare la differenza. Il dato dominante è la forte crescita del capitale proprio, le azioni al passivo aumentano di 150,1 miliardi (+5,3%), arrivando a 2.959,3 miliardi e rappresentando oltre l’80% dell’incremento complessivo delle passività. Si tratta di un segnale di rafforzamento patrimoniale, ottenuto attraverso capitale proprio, rivalutazioni e una maggiore solidità delle basi finanziarie.

Il debito mostra una dinamica più articolata. I prestiti a breve termine crescono di 13,6 miliardi (+5,5%), mentre quelli a medio-lungo termine diminuiscono di 18,8 miliardi (–2,2%), con una riduzione del debito strutturale. In parallelo, aumenta il ricorso al mercato obbligazionario, obbligazioni e titoli di Stato al passivo salgono di 22,2 miliardi (+11,6%), confermando una strategia di maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento.

Un sistema produttivo più maturo, dunque, che riduce la liquidità in eccesso, rafforza il capitale proprio e utilizza in modo più consapevole i mercati finanziari. Secondo il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, si tratta del segnale di una fiducia che si ricostruisce gradualmente dopo anni complessi e di una progressiva normalizzazione delle strategie finanziarie, in cui il capitale di rischio torna a svolgere un ruolo centrale accanto al credito. Un percorso che, per tradursi in più investimenti, occupazione e crescita duratura, dovrà essere accompagnato da politiche economiche capaci di favorire la patrimonializzazione delle imprese e il legame tra risparmio privato ed economia reale.
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