Economia

Stangata 2026 sulle famiglie, Federconsumatori e Codacons: rincari stimati in 672 euro l’anno

Redazione
 
Stangata 2026 sulle famiglie, Federconsumatori e Codacons: rincari stimati in 672 euro l’anno

Il 2026 si apre con nuove pressioni sui bilanci delle famiglie italiane, già messi a dura prova dagli aumenti accumulati negli ultimi anni. Secondo le stime dell’O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il nuovo anno porterà rincari complessivi pari a 672,60 euro annui a famiglia, una cifra rilevante che arriva dopo un 2025 in cui solo in parte e solo in alcuni settori la corsa dei prezzi aveva mostrato segnali di rallentamento.

Stangata 2026 sulle famiglie, Federconsumatori e Codacons: rincari stimati in 672 euro l’anno

La previsione tiene conto di una dinamica articolata. Se da un lato sono attese riduzioni nel comparto dell’energia, dall’altro aumenteranno le spese in settori chiave come l’alimentare, le assicurazioni auto e i servizi di spedizione. In particolare, Federconsumatori segnala come le polizze Rc auto subiranno ulteriori incrementi anche a causa dell’innalzamento dell’aliquota sulle polizze infortunio conducente collegate alla responsabilità civile.

A ciò si aggiunge l’introduzione di una nuova tassa sui pacchi provenienti dai Paesi extra Unione europea con valore inferiore ai 150 euro, destinata ad avere effetti diretti sui costi delle spedizioni. Un ulteriore fattore di pressione è rappresentato dall’aumento delle accise sul diesel, che incide in modo significativo sui costi della logistica. Se è vero che i mezzi pesanti possono beneficiare di un meccanismo di rimborso, tale tutela non si applica ai veicoli più piccoli, che costituiscono una parte rilevante del parco mezzi impiegato nella distribuzione su gomma.

Un aspetto che, secondo Federconsumatori, il Governo dovrebbe considerare attentamente per evitare una nuova impennata dei prezzi di beni e servizi lungo la filiera. Questi nuovi rincari si innestano su una situazione già fortemente compromessa. Sempre secondo i dati dell’associazione, negli ultimi cinque anni l’erosione del potere di acquisto delle famiglie ha superato i 5.538 euro, limitatamente alle voci di spesa considerate. Un andamento che ha prodotto un aumento dei tagli e delle rinunce, accompagnato da una crescita definita allarmante delle disuguaglianze, anche in ambiti essenziali come l’energia e l’alimentazione.

Da qui la critica a una manovra ritenuta poco incisiva sul fronte del sostegno ai nuclei familiari. Federconsumatori sottolinea come sarebbero state necessarie misure quali una riforma fiscale equa, la rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo – che consentirebbe un risparmio stimato in oltre 516 euro annui a famiglia – la creazione di un fondo contro la povertà energetica e alimentare e maggiori risorse per sanità pubblica e diritto allo studio, interventi che l’associazione definisce urgenti ma ancora assenti dall’azione di Governo.

Il quadro tracciato da Federconsumatori trova un riscontro territoriale nell’indagine diffusa dal Codacons sul costo della vita nelle principali città italiane. Anche nel 2025 Milano si conferma la città più cara d’Italia, mentre Napoli risulta la più economica nel confronto generale. Se però si guarda esclusivamente alla spesa alimentare, il primato del risparmio spetta a Catanzaro, mentre Bolzano emerge come la città più onerosa per cibi e bevande. Analizzando un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e servizi vari – che includono, tra gli altri, prestazioni come il dentista, la messa in piega, le tintorie e la tolettatura per cani – il Codacons rileva che a Milano la spesa complessiva raggiunge i 598,95 euro, il 62,3% in più rispetto a Napoli.

Seguono Aosta, con uno scontrino medio di 586 euro, e Bolzano, con 574 euro. All’estremo opposto della classifica, tra le 18 grandi città monitorate, Napoli registra una spesa complessiva di circa 369 euro, seguita da Palermo con 408 euro e Catanzaro con 424 euro. Limitando l’analisi alla sola spesa alimentare, su un paniere di 28 prodotti che spaziano dall’ortofrutta alla carne, dal salmone a pane, pasta e olio, Catanzaro risulta la città più conveniente con una spesa di circa 165 euro. Seguono Napoli con 168 euro e Bari con 172 euro. La città più cara per rifornire dispense e frigoriferi è Bolzano, dove la spesa media per cibi e bevande sale a circa 220 euro, il 33,3% in più rispetto alla città più economica.

L’indagine del Codacons mette in luce anche forti differenze sui prezzi dei singoli beni e servizi. Per un panino al bar il costo più basso si registra ad Ancona, con 2,67 euro, a fronte di una media nazionale di 3,80 euro, mentre a Milano si arriva a 5,64 euro. La carne bovina è più cara a Bologna, con un prezzo medio di 26,7 euro al chilo, mentre le zucchine più costose si trovano a Genova, dove raggiungono i 4,60 euro al chilo. Per una otturazione dal dentista si passa dai 176 euro di Aosta ai 70 euro di Napoli.

Lavare l’auto costa in media 8,5 euro ad Ancona, ma supera i 21 euro a Bolzano, città che registra anche il prezzo più alto per il cappuccino al bar, pari a 2,29 euro. Sul fronte dei servizi alla persona, Napoli risulta la città più conveniente per l’acconciatura dei capelli: una messa in piega costa in media meno di 13 euro, contro i 23,5 euro di Bologna, mentre il taglio donna è inferiore ai 15 euro, a fronte dei 30 euro di Trieste. Per il cinema, la città più economica è Bari, con un biglietto medio da 7,3 euro, mentre a Genova il costo sale fino a 11,2 euro. Fa eccezione Milano, che sorprendentemente risulta la città più economica per il servizio di lavatura e stiratura di una camicia, con una media di 2,89 euro, contro i 5,3 euro registrati a Catanzaro e Ancona. Infine, l’indagine prende in considerazione anche le spese per gli animali domestici. Il servizio di tolettatura per cani più costoso si registra ad Aosta, con una media di 49,6 euro, a fronte di una spesa media nazionale pari a 34,6 euro.

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