Quando, non appena chiara la vittoria di Trump nel voto di novembre, le azioni Tesla sono salite vertiginosamente, guadagnando il 91 per cento, con il picco raggiunto alla vigilia dello scorso Natale, il futuro del multimiliardario appariva ancora più roseo delle più ottimistiche delle prospettive.
Wall Street cambia idea su Musk?
Il motivo è abbastanza semplice: considerando come, ma soprattutto quanto (in termini di finanziamenti alla campagna elettorale di ''The Donald'') Musk si è speso tanto per il futuro presidente e quindi gli investitori, che sono molto più pratici e smaliziati di molti, hanno capito che le aziende del multimiliardario, a cominciare da Tesla, ne avrebbero tratto beneficio.
Solo che, nel frattempo che gli analisti pensavano ed elaborava, Musk è diventato di gran lunga il membro più in vista dell'Amministrazione, quello con la grande visibilità derivatagli dal ruolo di capo del Department of Government Efficiency, incaricato di tagliare massicciamente la spesa pubblica. Cosa che lui sta facendo in spregio al fatto che le spese sono state tutte precedentemente approvate dal Congresso e passando per il licenziamento di migliaia di dipendenti federali, che accusa di essere fannulloni, quando non addirittura ladri e truffatori.
Il crollo delle azioni Tesla
Ma ieri le azioni Tesla sono crollate del 5,6% nelle contrattazioni di ieri, in calo del 45% rispetto al picco di dicembre, perdendo il 96% di quel rialzo post-elettorale. Da quando Trump è entrato in carica e Musk ha iniziato a esercitare il potere, hanno perso il 38% del loro valore complessivo.
Secondo alcune analisi, il calo del prezzo delle azioni riflette probabilmente la preoccupazione che Musk sia diventato una figura molto più visibile - e polarizzante - nell'amministrazione Trump di quanto ci si aspettasse immediatamente dopo le elezioni. Molti investitori probabilmente hanno pensato che Musk sarebbe stato un consigliere più tradizionale "dietro le quinte", non necessariamente assumendo un ruolo attivo nell'emanazione di politiche controverse.
Cosa che invece ha fatto, mostrandosi, in ogni occasione pubblica, non come un ''primus inter pares'', rispetto ai componenti l'Amministrazione, ma come chi decide e determina alcune politiche.
Però sarebbe sbagliato attribuire al ''pubblico'' di Musk tutte le responsabilità del brutto periodo di Tesla.
Crollo delle azioni Tesla, è tutta colpa di Musk?
Il calo delle azioni del produttore di vetture elettriche è anche un segnale delle difficoltà che l'azienda sta affrontando, oltre alla crescente concorrenza di altre case automobilistiche, in particolare quelle cinesi, che hanno registrato notevoli guadagni nel mercato interno e anche in Europa.
Quindi, se è chiaro ora che i problemi di vendite di Tesla stanno trascinando giù anche il prezzo delle azioni, non lo è affatto cosa potrebbe sollevare le sorti della casa.
Anche perché, mentre le vendite di veicoli elettrici in Europa sono aumentate complessivamente del 34% a gennaio, quelle di Tesla sono crollate del 50%. Nei primi due mesi dell'anno, poi, le vendite di Tesla sono diminuite del 29% in Cina, il secondo mercato più grande dell'azienda dopo gli Stati Uniti.
E le vendite di Tesla negli Stati Uniti hanno subito un calo del 16% tra dicembre e gennaio, secondo una stima di Cox Automotive. Tuttavia, è difficile attribuire direttamente i cali a una causa specifica, poiché un calo in quel periodo è tipico dell'azienda, che di solito spinge molto per le vendite di fine anno per raggiungere l'obiettivo dei risultati finanziari dell'intero anno, seguito da un calo a gennaio. Le vendite a gennaio 2024, ad esempio, sono scese del 24% rispetto alle vendite di dicembre 2023.
La domanda è quanta parte del crollo sia una reazione al profilo politico di Musk, contro il quale in molte città degli Stati Uniti sono state fatte delle manifestazioni di protesta.