Da sempre, come Paese, ci siamo appuntati sul petto la medaglia di grandi esperti di quella magmatica materia che è la comunicazione, o se volete l'immagine, o, se volete ancora, l'arte di non fare cattiva figura.
Una onorificenza meritata per capacità oggettive, tra genio e visionarietà, ma dietro cui spesso resta in agguato il pericolo di cadere nel ridicolo, per come sta accadendo in questi giorni nei quali è saltato fuori che, tra le centinaia di tedofori che stanno portando la fiaccola di Olimpia fino a Milano e a Cortina, spiccano assenze clamorose ed altrettanto sconcertanti presenze.
Olimpiadi: nani e ballerine tra i tedofori, non glorie dello sport
Perché mentre sono stati bellamente ignorati atleti che hanno dato lustro mondiale al nostro sport, nell'elenco dei tedofori sono apparse persone assolutamente sconosciute, tra sbiaditi personaggi televisivi, attori stranieri, persone famose solo nell'ambito di un paese o anche di un quartiere.
Orbene, se è giusto che anche la gente comune debba ambire a vivere i suoi minuti di notorietà - il tempo che occorre per fare poche centinaia di metri, bardati con tute bellissime e che sono già finite all'asta in rete, ad un prezzo neanche trascurabile -, non si capisce perché questo privilegio non sia stato proposto anche a chi, per il suo passato o anche presente, meritava di impugnare la fiaccola e magari farsi anche fotografare.
Invece tutto è stato ridotto ad una fiera dell'esibizionismo puro e semplice, perché è questo che è accaduto.
Chiedersi, oggi, perché a portare la fiaccola non ci sia Piero Gros, che, diciamo ai più giovani, è stato, insieme a Gustav Thoeni, il capofila della ''valanga azzurra'', è un semplice esercizio di masochismo.
Ma di nomi se ne potrebbero fare molti altri - perché sono tante le discipline sportive in cui gli italiani hanno raccolto meriti e medaglie -, anche se è giusto non farlo per non affondare ancora di più il colpo.
Certo è che le scelte o le non scelte di chi ha gestito e sta gestendo il caravanserraglio dei tedofori sembrano andare contro la logica. Perché non stiamo parlando di una manifestazione di paese, ma della celebrazione di enormi sforzi andati avanti per anni per la migliore riuscita dell'evento. Che sarà certamente un trionfo dell'italico ingegno, ma che, almeno per questo aspetto, è stato un disastro.