Se si volesse avere un quadro, sebbene approssimativo, della situazione della sicurezza in Italia, basterebbe dare un'occhiata alle pagine di cronaca dei quotidiani e siti, meno alle trasmissioni televisive che ormai vivono di efferatezze, che vanno a cercare in fatti delittuosi vecchi di anni o anche decenni pur di raccattare uno ''zero virgola'' di audience.
La sicurezza è ancora un problema, dopo tre anni di governo Meloni
Solo nelle ultime ore, il Paese è stato scosso da fatti che dovrebbero toccare le coscienze e che invece ormai vengono considerati alla stregua di vicende alle quali non ci si può sottrarre. Ma, pur dando credito a questa visione, non ci si può fermare a leggere e metabolizzare e andare avanti, perché la situazione della sicurezza in Italia è grave e, però, vive di una doppia chiave di lettura, in questo sostenuta da una parte dell'informazione che alita odio su una determinata parte politica - guarda caso quella che governa le grandi città -, dimenticando che l'ordine pubblico grava, in gran parte, sulle spalle delle forze dell'ordine e, quindi, ciascuno per la sua parte, del Ministero dell'Interno e anche di quello della Difesa (per la parte che attiene l'Arma dei carabinieri).
E, di conseguenza, su chi governa il Paese nella sua interezza e non le singole città.
Ma queste sono considerazioni che rimangono aria fritta se non si guarda al problema da ogni punto di vista.
Anche di chi cerca di capire come sia possibile che criminali conclamati restino tranquillamente per strada, limitandosi il magistrato a convalidarne l'arresto, ma rimettendoli in libertà, con una valutazione benevola della loro potenziale pericolosità per la collettività.
Però, pure con la massima considerazione per l'impegno gravoso che li assedia, resta difficile capire come il sudamericano accusato di avere ucciso, a Milano, la diciannovenne di Latina, fosse ancora libero di girare per le nostre città nonostante due decreti di espulsione e altre accuse di violenza sessuale.
Un soggetto con questo profilo dovrebbe essere considerato una bomba ad orologeria, che può anche non esplodere, ma che, se scoppia, coinvolge ragazze, donne che hanno la loro dose di sfortuna incrociandone il cammino e, quindi, tanto per restare in tema, deve essere disinnescato prima che faccia ulteriori danni.
E cosa dire dello sbandato che a Bologna ha ucciso, apparentemente senza un movente, un capotreno, accoltellato mentre stava per salire in auto? Oggi si dice che l'uomo, un croato, s'era reso protagonista di altri atti di violenza e che, secondo la grammatica della cronaca, era giù conosciuto alle forze dell'ordine. Eppure era in giro, eppure era armato, eppure ha ucciso.
Ma queste, che sono evidenti distorsioni del sistema, vengono utilizzate strumentalmente per mettere sotto accusa alcuni amministratori e non altri, con una capziosa distinzione tra buoni e cattivi a seconda dello schieramento cui vengono accostati.
Però ci sono alcuni distinguo da fare.
E il primo riguarda la tanto sbandierata risposta muscolare dello Stato al crimine annunciata con l'arrivo del Governo Meloni e che, al di là delle grandi strategie e dei proclami, non è che sia avvertita.
Il meccanismo delle espulsioni degli stranieri che delinquono resta nel limbo del ''vorrei, ma non posso'', sotto la zavorra delle leggi e delle difficoltà oggettive a rispedire i criminali stranieri in Paesi d'origine che non ci pensano nemmeno a riprenderseli.
Nel quaderno delle doglianze c'è anche altro, perché, se nelle carceri non c'è posto, per la legge dell'impenetrabilità dei solidi è impossibile spedirvici altri detenuti. E quindi via col valzer degli arresti convalidati e delle misure alternative. Quelle che consentono a molti, una volta tornati in libertà, di delinquere di nuovo, quasi godendo di una immunità/impunità che è un obbrobrio per un Paese civile.
Così come non si può non ricordare le problematiche delle nostre forze dell'ordine, che sono numericamente tante, ma che, come il resto della società, pagano il tributo al passare degli anni, all'anzianità, che rende difficile, tanto per dire, mandare sulle strade il giusto numero di operatori, che per rispondere ad una criminalità sempre più sfrontata ed aggressiva debbono essere in grado anche fisicamente di svolgere il loro compito.
Problemi che, all'atto della nascita del governo, ma prima della maggioranza che lo avrebbe espresso, erano ben noti e per i quali si preconizzava una radica risoluzione, con l'adozione del principio del ''law and order'' tanto caro a chi, degli Stati Uniti, ama soprattutto la risposta e non la prevenzione.