La battaglia per la tutela del Parco Sommerso di Gaiola prosegue, con Marevivo, Greenpeace Italia e la Delegazione Marevivo Campania che hanno deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Campania dello scorso 6 novembre.
Parco Sommerso di Gaiola: Marevivo e Greenpeace impugnano la sentenza del Tar Campania
Il tribunale amministrativo aveva respinto il ricorso contro il progetto di Invitalia denominato “Infrastrutture, Reti idriche, Trasportistiche ed Energetiche dell’area del sito di interesse nazionale di Bagnoli Coroglio”, decisione che le associazioni ambientaliste definiscono “sbagliata e contraria ai principi costituzionali a tutela dell’ambiente”. Secondo Marevivo e Greenpeace Italia, la sentenza ignora le potenziali ripercussioni ambientali del progetto su un ecosistema di altissimo valore ecologico, tutelato sia dalla normativa nazionale sia da quella internazionale.
L’intervento previsto prevede il convogliamento di tutti gli scarichi di piena del bacino idrografico occidentale di Napoli nella Zona Speciale di Conservazione Europea IT8030041 “Fondali marini di Gaiola e Nisida”, parte della Rete Natura 2000, con un raddoppio degli scarichi sulla battigia e un potenziamento sui fondali. Una soluzione a cui si era opposto anche l’ente Parco, da sempre favorevole alla chiusura dello scarico di troppopieno esistente. Il Tar Campania ha tuttavia avallato l’ipotesi secondo cui il potenziamento delle reti fognarie potrebbe contribuire a ridurre gli sversamenti e migliorare la qualità delle acque, escludendo il rischio di ulteriori danni ambientali. Nella motivazione, le acque reflue fuoriuscite dal bypass non sarebbero considerate “rifiuti”, circostanza che, secondo le associazioni, minimizza criticità concrete e solleva interrogativi sulla reale tutela della biodiversità marina.
Secondo il legale delle associazioni, il Tar si è limitato a verificare la regolarità delle procedure amministrative senza approfondire il cuore della questione: l’impatto ambientale dell’opera. “È indispensabile un’analisi seria, indipendente e trasparente sui possibili effetti del progetto sulla biodiversità marina in un’area di straordinario pregio naturalistico, che interessa sia l’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola sia la Zona Speciale di Conservazione IT8030041”, sottolineano Marevivo e Greenpeace Italia. Nel ricorso si evidenzia anche la violazione del decreto interministeriale del 7 agosto 2002, che istituì il parco sommerso della Gaiola e vieta espressamente “l’alterazione con qualunque mezzo dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell’acqua, la discarica di rifiuti solidi o liquidi”. “È incontestato che il progetto di Invitalia sarà, nella migliore delle ipotesi, solo migliorativo e non risolutivo del problema dell’inquinamento delle acque della Gaiola”, precisa il legale delle associazioni.
Rosalba Giugni, presidente della Fondazione Marevivo (in foto), sottolinea l’importanza ecologica dell’area: “Il tratto di mare tra Gaiola e l’Isola di Nisida ospita habitat unici nel contesto costiero urbano, come i tre ampi banchi di coralligeno e la Posidonia oceanica, tutelati dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Barcellona. Non sono stati effettuati studi adeguati sull’impatto dei nuovi scarichi né proposte soluzioni alternative valide”. Valentina Di Miccoli, responsabile mare di Greenpeace Italia, aggiunge: “Invece di proteggere un’area marina preziosa come quella di Gaiola, si decide di sacrificarla per un progetto mal scritto che non prevede nessuna tutela. Per l’ennesima volta, il mare è considerato un habitat di serie B in Italia”. Maurizio Simeone, direttore dell’Area Marina Protetta, definisce il ricorso al Consiglio di Stato “un atto dovuto, di amore e responsabilità per il mare e il territorio. Quello che è mancato nella progettazione degli interventi del PRARU e in tutte le fasi successive avrebbe potuto rappresentare la grande occasione per il riscatto definitivo del Mare di Napoli, così non è stato”.
Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, ricorda che la tutela di un’area marina protetta è un obbligo sia etico sia legale. “L’azione per impedire gli sversamenti serve anche a evitare una procedura di infrazione comunitaria contro l’Italia. Sarebbe opportuno che lo Stato cambiasse immediatamente il progetto, convogliando gli scarichi verso il depuratore di Cuma”.
Negli ultimi mesi, la campagna delle associazioni per difendere il Parco Sommerso di Gaiola ha raccolto ampio consenso. Personalità pubbliche, cittadini, mondo scientifico e culturale e 16 associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare” hanno contestato il Piano di Invitalia.
Anche i miticoltori dell’area e diverse realtà autorevoli, tra cui Fondazione UniVerde, Confcommercio-Imprese per l’Italia, l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale e l’Associazione Premio GreenCare, hanno firmato l’atto di intervento a sostegno del ricorso al Tar. Nonostante la mobilitazione, il Tar Campania non ha accolto il ricorso, ignorando anche la posizione del Consiglio Regionale della Campania, che aveva approvato all’unanimità una mozione contraria al PRARU definendolo “nefasto”. Le associazioni ambientaliste evidenziano infine che la sentenza non considera la definizione di “inquinamento” contenuta nel Testo Unico Ambientale, che include l’introduzione di sostanze o agenti fisici o chimici nell’ambiente capaci di nuocere alla salute o alla qualità dell’ambiente. Secondo le associazioni, la decisione del Tar Campania contrasta con l’evoluzione culturale e legislativa degli ultimi cinquant’anni, che ha inserito tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche a beneficio delle future generazioni.