Economia

Innovazione finanziaria, la sfida europea passa da capitale, regole e fiducia

Redazione
 
Innovazione finanziaria, la sfida europea passa da capitale, regole e fiducia
L’innovazione non è più una variabile accessoria della finanza, ma una condizione strutturale per sostenerne la capacità di accompagnare crescita economica e benessere sociale. È il messaggio lanciato a Milano da Chiara Scotti, vice direttore generale della Banca d’Italia, intervenendo a un appuntamento dedicato al futuro dei servizi finanziari nell’era digitale.

Innovazione finanziaria, la sfida europea passa da capitale, regole e fiducia

Il settore sta vivendo una trasformazione profonda, spinta dalla diffusione delle tecnologie digitali, dall’ascesa del Fintech e dall’ingresso di nuovi operatori, dalle startup alle big tech. In questo contesto, l’innovazione diventa leva di sviluppo quando riduce i costi, migliora l’efficienza e amplia l’offerta, rendendo più fluida l’allocazione delle risorse e più efficace la gestione dei rischi. I flussi di capitale verso il Fintech, cresciuti in modo rilevante a livello globale, hanno già indotto gli intermediari tradizionali a rafforzare investimenti e collaborazioni, ma in Europa restano limiti strutturali che frenano la crescita dimensionale e la capacità di competere su scala internazionale.

L’Italia riflette queste criticità. Le imprese Fintech, salvo poche eccezioni, restano di dimensioni contenute, con ricavi limitati e una base clienti ancora in consolidamento. Il finanziamento avviene prevalentemente con risorse proprie, mentre l’espansione operativa passa spesso attraverso accordi con banche e intermediari vigilati. Proprio questi ultimi svolgono un ruolo rilevante nel rinnovamento dei servizi finanziari, sia sviluppando soluzioni digitali interne sia investendo in società tecnologiche, con un valore complessivo delle partecipazioni che ha superato il miliardo di euro nel 2024. I progetti si concentrano soprattutto nei pagamenti, nell’intelligenza artificiale e nel cloud, ma le reti di collaborazione appaiono ancora frammentate e prive di un vero catalizzatore.

Accanto ai vincoli dal lato dell’offerta, pesano quelli della domanda. In Italia l’utilizzo dei servizi finanziari digitali resta inferiore alla media europea, segnale di una fiducia ancora da rafforzare e di un bisogno diffuso di alfabetizzazione digitale e finanziaria. Senza una percezione chiara dei benefici concreti dell’innovazione, la diffusione delle nuove soluzioni rischia di rimanere parziale.

Promuovere l’innovazione, secondo la visione delineata da Scotti, significa agire su più leve insieme: capitali adeguati alle diverse fasi di sviluppo delle imprese, infrastrutture tecnologiche avanzate, propensione al rischio responsabile, presidi di controllo efficaci e dialogo costante tra istituzioni, mercato e ricerca. A livello europeo, iniziative come la Savings and Investment Union e la strategia per startup e scaleup mirano a rimuovere le barriere che limitano la mobilità dei capitali e a creare un mercato finanziario realmente integrato, anche attraverso nuovi strumenti di finanziamento e un rafforzamento del ruolo degli investitori istituzionali.

Queste politiche devono però intrecciarsi con quelle nazionali. In Italia l’ecosistema dell’innovazione è cresciuto, ma resta penalizzato da criticità lungo l’intera filiera, dalla nascita delle imprese all’accesso ai mercati dei capitali. Interventi di semplificazione normativa e riforme mirate, come quelle in discussione sul Testo unico della finanza, possono contribuire a rendere il sistema più attrattivo.

La governance dell’innovazione è l’altro nodo centrale
. Nei servizi finanziari, lo sviluppo tecnologico produce benefici duraturi solo se inserito in un contesto regolamentare chiaro, stabile e prevedibile, capace di rafforzare la fiducia. Tecnologie complesse, uso intensivo dei dati, tokenizzazione degli asset e stablecoin aprono nuove opportunità, ma introducono anche interdipendenze e fragilità che richiedono attenzione. Regole proporzionate ai rischi non ostacolano l’innovazione, al contrario, riducono l’incertezza e favoriscono gli investimenti.

In questo scenario si collocano anche gli sforzi europei di semplificazione del quadro digitale, come il Digital Omnibus, e il ricorso a strumenti di dialogo strutturato con il mercato, quali hub e sandbox regolamentari. In Italia, la Banca d’Italia partecipa attivamente a queste iniziative, svolgendo un ruolo di facilitatore e contribuendo alla costruzione di un ecosistema ancora dinamico ma non del tutto coeso.

Un capitolo strategico riguarda infine le infrastrutture e la moneta. Nei servizi caratterizzati da forti economie di rete, l’innovazione richiede coordinamento e standard condivisi. Per questo l’Eurosistema ha scelto di affiancare al ruolo di regolatore quello di piattaforma abilitante, preservando la moneta di banca centrale come perno di fiducia anche nel contesto digitale. I progetti avviati puntano a integrare nuove tecnologie con le infrastrutture esistenti, coinvolgendo attivamente il settore privato e lasciando al mercato la scelta dei modelli di business.

Sicurezza e innovazione, dunque, non sono alternative, ma componenti complementari di uno sviluppo sostenibile. La capacità di selezionare soluzioni che creano valore nel tempo, tutelando clienti e stabilità del sistema, diventa il vero discrimine. È su questa linea sottile, fatta di regole e cooperazione, che si gioca il futuro della finanza europea.
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