Economia
Inflazione in lieve risalita a dicembre, l’Italia entra nel 2026 con un clima di prudenza economica
Redazione

L’ultimo mese del 2025 consegna un’Italia che, sul fronte dei prezzi, sembra cercare un equilibrio tra spinte al rialzo e segnali di raffreddamento. L’inflazione di dicembre si attesta all’1,2% su base annua, in leggero aumento rispetto al mese precedente, confermando un andamento che richiama l’attenzione di famiglie e imprese. Il dato, certificato dall’Istat nel rapporto definitivo sui prezzi al consumo, chiude un anno in cui la crescita media dei prezzi si è consolidata all’1,5% contro l’1,0% del 2024, mostrando come la normalizzazione post-pandemica non sia ancora del tutto compiuta.
Inflazione in lieve risalita a dicembre
A incidere maggiormente sulla dinamica di fine anno sono soprattutto i Servizi relativi ai trasporti, che aumentano nettamente passando da +0,9% a +2,6% su base tendenziale, spinti dall’impennata stagionale dei voli passeggeri e dal rincaro dei trasporti marittimi. Allo stesso modo, tornano a crescere gli Alimentari non lavorati, che passano da +1,1% a +2,3%, riflettendo oscillazioni meteorologiche e logistiche tipiche del periodo invernale. Non passa inosservato, inoltre, l’aumento dei Servizi vari, che raggiungono un +2,2% e continuano a rappresentare un’area sensibile per il bilancio delle famiglie.
In contro-tendenza, gli Energetici regolamentati segnano un calo significativo, scivolando al -5,2% rispetto al -3,2% del mese precedente, un balzo che riflette l’andamento dei mercati del gas e le revisioni tariffarie sul mercato tutelato, confermando come il capitolo energia resti un elemento di grande volatilità. Segnali di rallentamento emergono anche nei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che decelerano dal +3,0% al +2,7%, accompagnati da una contrazione dei prezzi dei pacchetti vacanza, in netto rientro dopo le dinamiche anomale dell’autunno.
Guardando al territorio, il 2025 racconta un’Italia a velocità differenziate. Il Sud registra l’inflazione più elevata (+1,8% nella media dell’anno), mentre il Nord-Ovest e le Isole si fermano a +1,4%. Bolzano, Napoli e Reggio Calabria guidano la classifica dei capoluoghi più inflazionati con un +1,8%, mentre Aosta appare la più prudente (+0,5%) e Campobasso l’unica città in variazione negativa (-0,1%). Un mosaico che riflette strutture di spesa, livelli di reddito e dinamiche del mercato locale, in un Paese che continua a mostrare differenze geografiche marcate.
Il 2025 lascia al nuovo anno un trascinamento nullo, un dato che segnala come l’impulso inflazionistico non sia destinato automaticamente a prolungarsi nel 2026. Ma la crescita dei prezzi dei servizi, unita alla volatilità energetica e alle dinamiche degli alimentari, suggerisce che la prudenza resta d’obbligo. Per le famiglie la percezione del caro-vita rimane legata soprattutto agli acquisti frequenti, che chiudono l’anno con un +2,0% medio, confermando quanto i prezzi quotidiani incidano sulla fiducia e sulle scelte di consumo.
Il 2026 si apre dunque con un’inflazione moderata ma da monitorare con attenzione, in attesa di capire come evolveranno energia, trasporti e catene alimentari nei prossimi mesi.