I groenlandesi prendono terribilmente sul serio le minacce di Donald Trump, ma rivendicano il diritto a decidere il loro futuro, che non può essere barattato per un tornaconto economico.
Ma, se dicono di ''non essere in vendita'', gli abitanti dell'isola artica, territorio danese, non nascondono la paura che il presidente americano si prenda la Groenlandia con la forza.
La Casa Bianca ha dichiarato di stare "attivamente" discutendo un'offerta per l'acquisto del territorio che per secoli è appartenuto alla Danimarca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi collaboratori hanno confermato la volontà di ''prenderlo'' con la forza, se necessario.
Groenlandia, monta la rabbia della gente: "Non siamo in vendita". Ma cresce la paura
Queste affermazioni sono state accolte con nervosismo e disapprovazione dai groenlandesi. Nervosismo che è aumentato dopo che gli Stati Uniti, attaccandone la residenza a Caracas, hanno prelevato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York con l'accusa di traffico di droga e narcoterrorismo, in un'operazione militare senza precedenti, che, secondo fonti venezuelane, avrebbe provocato la morte di un centinaio di persone.
Aaja Chemnitz, una dei due deputati che rappresentano la Groenlandia nel parlamento danese, afferma che i commenti dell'amministrazione Trump rappresentano "una chiara minaccia" che l'ha "inorridita".
"È totalmente irrispettoso da parte degli Stati Uniti non escludere l'annessione del nostro Paese e annettere un altro alleato della NATO", afferma.
La Groenlandia è il territorio meno popolato al mondo. Con gran parte dell'isola artica ricoperta di ghiaccio, la maggior parte della popolazione vive a Nuuk e sulla costa sud-occidentale circostante.
Ma è strategicamente importante per gli Stati Uniti, motivo per cui vi hanno una presenza militare fin dalla Seconda guerra mondiale.
La posizione della Groenlandia tra il Nord America e l'Artico la rende un luogo ideale per i sistemi di allerta precoce in caso di attacchi missilistici.
Più di recente, è cresciuto anche l'interesse per le risorse naturali della Groenlandia, tra cui i minerali delle terre rare, che stanno diventando più facilmente accessibili a causa dello scioglimento dei ghiacci dovuto al cambiamento climatico.
"Non è divertente essere 56.000 persone e ricevere queste minacce, se così si possono chiamare, da un gigante come gli Stati Uniti", afferma Masaana Egede, direttore del quotidiano groenlandese Sermitsiaq, secondo il quale ''i cittadini della Groenlandia sono preoccupati per questo, perché non è una cosa che prendiamo alla leggera."
Gli esperti concordano generalmente sul fatto che un'occupazione militare della Groenlandia sarebbe un'impresa facile per gli Stati Uniti, ma che le ricadute geopolitiche porrebbero di fatto fine all'alleanza NATO.
Dopo che la Casa Bianca ha sollevato nuovamente la questione della proprietà della Groenlandia, sei alleati europei - tra cui l'Italia - hanno rilasciato una dichiarazione affermando che il suo futuro dovrebbe essere deciso dal suo popolo.
Una dichiarazione di intenti che viene guardata con un minimo di prudenza, se non sarà supportata da conseguenze e azioni concrete.
"Come groenlandese, non posso fare a meno di chiedermi: quanto valiamo per questi alleati? Fino a che punto sono disposti a spingersi per proteggerci?", dice un abitante dell'isola, aggiungendo che ''il rispetto non si limita alle alleanze sulla carta. Quando le nazioni potenti parlano di te invece che con te, quel rispetto svanisce molto rapidamente".
I sondaggi mostrano costantemente che i groenlandesi sono generalmente favorevoli all'indipendenza dalla Danimarca, ma contrari all'annessione agli Stati Uniti. Il territorio è in gran parte autogovernato, con il controllo degli Affari esteri e della Difesa mantenuto da Copenaghen.
Il legame con Copenaghen e la dipendenza dalla Danimarca induce qualcuno a dire che, in fondo, se le minacce americane dovessero essere seguite da azioni concrete, per la Groenlandia sarebbe come passare da un padrone all'altro, da un occupante all'altro.
Per Masaana, direttore di Sermitsiaq, la retorica statunitense sta promuovendo una scelta binaria fallace.
"Dobbiamo davvero cercare di evitare che la storia arrivi al punto in cui è la Groenlandia a dover scegliere tra gli Stati Uniti e la Danimarca, perché questa non è la scelta che il popolo groenlandese vuole."
Per altri, che vedono inasprirsi i forti rapporti che la Groenlandia ha già con gli Stati Uniti, si prova un chiaro senso di indignazione.