Elon Musk non ha interferito nella decisione di Donald Trump di imporre dazi del 25 per cento sulle auto importate negli Stati Uniti. Donald Trump, dopo il suo annuncio, ha tenuto a precisare una cosa che, nella mente di tutti, era scontata, cioè che il suo principale collaboratore, nonché proprietario della casa produttrice di autovetture elettriche Tesla, ha ha avuto alcun ruolo nel dossier, perché, ha detto il presidente americano, "perché potrebbe avere un conflitto di interessi", aggiungendo poi che Musk non gli ha mai "chiesto alcun favore negli affari".
Dazi, da Trump una 'excusatio non petita': "Non ho consultato Musk"
A parte il fatto che, semmai Musk gli avesse fatto una richiesta del genere, sarebbe stata una cosa imprenditorialmente comprensibile, inaccettabile invece sul piano etico, ma certamente non poteva essere resa pubblica.
Musk è quello che negli Stati Uniti, viene definito un "consigliere senior di Trump" che ha finanziato la campagna elettorale del presidente con 290 milioni di dollari, che è cifra elevatissima anche per gli standard americani.
Mentre Musk rimane al timone delle sue aziende, tra cui SpaceX e Tesla, alcune delle quali hanno in essere contratti con lo Stato, guida anche il Department of Government Efficiency (DOGE), che ha il compito di tagliare la spesa del governo federale, il personale e consolidare o eliminare varie agenzie e servizi federali.
Che comunque Trump abbia a cuore le sorti di Tesla è stato confermato da quanto accaduto, poche settimane fa, alla Casa Bianca, quando il presidente ha "acquistato" in diretta televisiva un'auto prodotta dal suo consigliere, spendendo parole di sperticato elogio per la vettura.