Economia
Costruzioni in frenata in Europa, segnali di rallentamento tra eurozona e Unione
Redazione

La produzione nel settore delle costruzioni torna a diminuire nell’Unione Europea e nell’eurozona, confermando un andamento altalenante che ormai da mesi riflette le incertezze economiche del continente. Secondo le prime stime diffuse da Eurostat, nel novembre 2025 l’attività edilizia è scesa dell’1,1% sia nell’area euro sia nell’intera UE rispetto al mese precedente. Una correzione significativa, soprattutto considerando che ottobre aveva registrato un rimbalzo robusto (+1,7% nell’eurozona e +1,4% nell’UE), segno di una dinamica ancora fragile e condizionata dai costi elevati dei materiali, dai tassi d’interesse e da una domanda non omogenea tra i Paesi membri.
Costruzioni in frenata in Europa, segnali di rallentamento tra eurozona e Unione
Il dettaglio settoriale mostra un arretramento generalizzato. Nell’eurozona, la costruzione di edifici ha segnato un calo dell’1,2%, mentre le infrastrutture hanno registrato una diminuzione dell’1,6%. Più contenuto il segno negativo per le attività specializzate (-0.4%), che rimangono comunque su un terreno di contrazione. Nel perimetro dei Ventisette la tendenza è analoga: -1,1% per gli edifici, -2,5% per le opere di ingegneria civile e -0,2% per le attività specializzate. Una situazione che evidenzia come il rallentamento colpisca sia il settore residenziale sia quello delle opere pubbliche.
Il confronto tra Stati membri conferma differenze marcate. Le cadute più pronunciate su base mensile si registrano in Ungheria (-7,3%), Slovenia (-6,2%) e Romania (-5,8%), Paesi dove il comparto sembra risentire più di altri della congiuntura economica e degli investimenti rallentati. All’opposto, alcuni mercati mostrano segnali di resilienza: la Slovacchia cresce del 3,5%, la Finlandia del 2,3% e la Bulgaria dell’1,5%, dimostrando quanto il settore europeo sia tutt’altro che uniforme e come gli impulsi locali possano ancora sostenere la produzione.
Sulla base di un’analisi su base annua, a novembre 2025, rispetto allo stesso mese del 2024, la produzione nelle costruzioni nell’eurozona cala dello 0,8%. La flessione è guidata soprattutto dagli edifici (-3,5%), mentre infrastrutture e attività specializzate registrano lievi incrementi (+0,4% per entrambe). Nell’intera UE la variazione annua è -0,4%, con un calo dell’1,5% negli edifici e dell’1,2% nell’ingegneria civile, contro una crescita dell’1% nelle attività specializzate.
Le differenze tra i Paesi sono ancora più marcate nella prospettiva annuale: Belgio e Austria guidano le contrazioni con un -4,9%, seguite dalla Francia (-4,5%) e dall’Ungheria (-3,5%). Dall’altra parte, brillano i dati di Finlandia (+14,5%), Slovenia (+12,2%) e Cechia (+6,2%), dove il settore sembra trainato da investimenti pubblici e privati più consistenti.
Il rallentamento complessivo del comparto edilizio europeo riflette una fase di transizione complessa, in cui pesano l’incertezza macroeconomica, la politica monetaria restrittiva e la cautela degli investitori. Con l’avvicinarsi del 2026, la sfida per governi e operatori sarà quella di sostenere un settore che rimane fondamentale per l’occupazione, la qualità urbana e la competitività europea, ma che oggi appare ancora sospeso tra ripartenze non consolidate e nuovi segnali di difficoltà.