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Caso campagne benefiche, cade l’accusa, non luogo a procedere per Chiara Ferragni e gli altri imputati

Redazione
 
Caso campagne benefiche, cade l’accusa, non luogo a procedere per Chiara Ferragni e gli altri imputati
Si chiude con un non luogo a procedere il procedimento penale che aveva messo sotto accusa Chiara Ferragni, l’ex collaboratore Fabio Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-Id. Il giudice ha deciso di non procedere, determinando di fatto il venir meno dell’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Milano in relazione a due campagne commerciali a sfondo benefico realizzate tra il 2020 e il 2021.

Caso campagne benefiche, cade l’accusa, non luogo a procedere per Chiara Ferragni e gli altri imputati

Secondo i pubblici ministeri, l’imprenditrice digitale avrebbe ottenuto un presunto ingiusto profitto pari a circa 2,2 milioni di euro, inducendo in errore i consumatori attraverso iniziative promozionali presentate come solidali. L’ipotesi accusatoria non si limitava al profitto economico, ma includeva anche benefici di immagine ritenuti rilevanti, sebbene non quantificabili. Una ricostruzione che, alla prova del giudizio, non ha retto.

Ferragni, assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, si è sempre dichiarata estranea alle contestazioni. Nel corso della vicenda, e parallelamente allo sviluppo giudiziario, l’imprenditrice ha inoltre effettuato risarcimenti e donazioni per complessivi 3,4 milioni di euro, una cifra significativamente superiore rispetto al profitto ipotizzato dall’accusa. Un elemento che ha contribuito a ridisegnare il perimetro complessivo della vicenda.

Per Damato e Cannillo i pm avevano chiesto rispettivamente condanne a un anno e otto mesi e a un anno di reclusione. Anche per loro, però, la decisione del giudice ha sancito il non luogo a procedere, chiudendo una fase processuale che aveva avuto un forte impatto mediatico e reputazionale.

La pronuncia segna un passaggio rilevante non solo per i diretti interessati, ma anche per il dibattito più ampio sul rapporto tra marketing e responsabilità comunicativa nel mondo dell’influencer economy. Un settore in cui il confine tra promozione commerciale e messaggio etico è sempre più sottile e osservato con attenzione dalle autorità giudiziarie e dall’opinione pubblica.

Con la caduta dell’impianto accusatorio, resta ora il tema della ricostruzione dell’immagine e della fiducia, terreno su cui si misurano non solo gli esiti dei tribunali, ma anche quelli, più impalpabili, della percezione collettiva. La giustizia ha dato una risposta formale, il giudizio del pubblico seguirà tempi e logiche diverse, come spesso accade nei casi in cui diritto e comunicazione si intrecciano.
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