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Che colpo all'italico orgoglio: il migliore caffè al mondo si beve a Sydney

Barbara Leone
 
Che colpo all'italico orgoglio: il migliore caffè al mondo si beve a Sydney

Caldo, comodo e carico. Così, secondo la tradizione napoletana, deve 'o cafè, nella sua tazzulella.
Una formula vincente, che sembra derivare dalla frase dialettale "comme cavolo coce", scritta sul muro dietro il Conservatorio San Pietro a Majella da alcuni musicisti che, seppur in ritardo, non rinunciavano ad un caffè e ad una breve chiacchierata.

Che colpo all'italico orgoglio: il migliore caffè al mondo si beve a Sydney

Come a dire che l’espresso va bevuto bollente e comodamente seduti per poterlo assaporare al meglio e riceverne la giusta carica. C’è chi poi alle tre celebri C ne aggiunge una quarta: in compagnia. E chissà se il caffè del Toby's Estate Coffee Roasters, celebre locale di Sydney, rispetta queste tre C visto che, stando alla classifica “World's 100 Best Coffee Shops”, è la migliore caffetteria del mondo.

Una notizia che ha rapidamente fatto il giro del globo, scatenando l'entusiasmo degli australiani. Secondo la classifica, redatta valutando qualità del caffè e del cibo, sostenibilità e servizio clienti, sul podio troneggiano locali di Paesi che, almeno nella percezione collettiva, non si distinguono per una cultura caffettiera particolarmente radicata. Oltre a Sydney, tra i migliori bar troviamo Onyx Coffee Lab in Arkansas (USA), Gota Coffee Experts a Vienna, Proud Mary Coffee a Melbourne e Tim Wendelboe a Oslo (Norvegia).

Nella top ten figurano anche caffetterie di Singapore, Francia, Malesia e Colombia.
E l'Italia? Bisogna scendere fino al 26esimo posto per trovare una caffetteria della Penisola: il locale capitolino Faro, superato dallo spagnolo Nomad Frutas Selectas.
C’è da dire che il riconoscimento a Toby's Estate non giunge certo come una sorpresa per gli addetti ai lavori.

Fondato nel 1997 da Toby Smith in un garage di Woolloomooloo, un sobborgo di Sydney, il locale si è rapidamente affermato per la qualità della sua torrefazione artigianale e per la cura nel servizio.

La direttrice Jody Leslie, raggiante per il risultato, ha dichiarato alla CNN: "Siamo nel settore del caffè da molto tempo e sappiamo che ciò che facciamo è straordinario. Ci impegniamo molto per essere costanti e quindi essere riconosciuti in questo modo è semplicemente fantastico". Del resto, il boom del caffè in Australia non è certo un fenomeno nuovo.

Sydney e Melbourne da anni si contendono lo scettro di città leader nella preparazione del caffè perfetto. Melbourne, spesso definita la "capitale australiana del caffè", ha visto nascere una cultura barista di livello elevato grazie agli immigrati italiani del dopoguerra, che portarono con sé la tradizione dell'espresso. Eppure, negli ultimi anni, Sydney sembra aver ribaltato le gerarchie: non solo ha superato Melbourne nella classifica delle migliori città per il caffè stilata dalla rivista Food & Wine, ma ora ha conquistato il primo posto mondiale con Toby's Estate.

Un affronto non da poco per i melburniani, il cui orgoglio caffettiero ha subito più di un duro colpo. "Penso che la nostra vittoria sia una vittoria per il Paese", ha affermato ancora Leslie, sottolineando che "Il caffè australiano è, secondo me, il migliore al mondo e quindi non si riduce a Sydney e Melbourne. Vogliamo essere forti come Paese e questo aiuta tutti".

Parole che trasudano fierezza nazionale e che pongono una domanda scomoda: ma in tutto questo l’Italia davvero merita solo un risicato ed unico 26esimo posto, laddove altri Paesi sono presenti in più posizioni (in special modo, Australia e Stati Uniti)?
Proprio noi, che abbiamo fatto del caffè un'arte, una liturgia quotidiana che va ben oltre la semplice bevanda al punto che in molti, erroneamente, pensano addirittura che il caffè sia in qualche modo una creazione italiana.

Cosa non vera, ovviamente, dal momento che la storia del caffè, intesa come bevanda, nasce in Africa, e più precisamente in Etiopia. E però, per quanto riguarda l’Europa, fu proprio in Italia che comparve il primo caffè, nello specifico a Venezia nel 1645. Sempre in Italia, a Torino, in seguito all'invenzione della macchina "La Brasiliana" brevettata da Angelo Moriondo, nel 1884 nacque poi il mitico (almeno per noi italiani) caffè espresso: un piccolo concentrato di gusto e carattere, simbolo per eccellenza della nostra tradizione caffettiera. Un piacere tutto italiano, che scandisce le giornate di milioni di persone.

Eppure, nonostante questo patrimonio inestimabile, il nostro Paese sembra essere rimasto ai margini di una competizione che, a prima vista, avrebbe dovuto vederla protagonista.
Forse, fra un mocaccino ed un ristretto, il mondo ha cambiato il proprio modo di concepire il caffè e non ce ne siamo accorti. E così, mentre l'Italia resta ancorata alla tradizione dell'espresso al volo bevuto al bancone, in molti Paesi la cultura del caffè si è evoluta in una direzione più ricercata a complessa fatta di innovazione, marketing e cura dell’esperienza del cliente.

Gli australiani, ad esempio, hanno trasformato il rito del caffè in una filosofia di vita, con locali che assomigliano più a laboratori di alta gastronomia che a semplici bar. Il rischio è quello di veder scivolare via una supremazia che si è data troppo per scontata. Perché il caffè italiano è indiscutibilmente ottimo, ma la sua eccellenza deve essere comunicata, valorizzata e adattata alle nuove tendenze.

Il che non vuole dire di certo abbandonare quelle consuetudini che da sempre caratterizzano la nostra cultura, come il cappuccino rigorosamente mattutino o il "caffè sospeso", antica tradizione napoletana, che consiste nel pagare un caffè in più rispetto a quello consumato per destinarlo a qualche cliente meno abbiente, poi diffusasi in tutta Europa. E però tutto questo evidentemente non basta per mantenere l’Italia in cima alla cultura del caffè mondiale.

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