I mercati dell’area Asia-Pacifico, nell'ultima giornata di contrattazioni della settimana, hanno registrato un calo, mentre i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a lungo termine che hanno raggiunto livelli mai visti dalla crisi finanziaria del 2008.
Borse: chiusura di settimana in calo per i mercati asiatici
Dall'altro lato del mondo, Wall Street ha confermato il nervosismo diffuso creato dalle scelte tariffarie del presidente Trump che, a causa dei vari ''stop and go'' che le sta caratterizzando, non rassicurano gli investitori. Che, peraltro, hanno trovato argomenti di riflessione in due rapporti, il Beige Book della Federal Reserve e la lettura manifatturiera dell’Institute for Supply Management, che hanno entrambi indicato il timore di un aumento dei costi di input a causa dei dazi.
Sul fronte dei mercati asiatici, il Nikkei 225, indice di riferimento giapponese, ha chiuso in forte arretramento, perdendo il 2,17%, mentre il Topix più ampio è sceso dell′1,56%.
Male anche gli indici sud-coreani: il Kospi è sceso dello 0,49%; il Kosdaq, a piccola capitalizzazione, ha perso 0,98%, in un mercato che, nelle ultime battute, ha mostrato una grande instabilità. L'australiano S&P/ASX 200 ha perso l′1,81%, chiudendo al minimo degli ultimi sei mesi a 7.948,20.
Intanto l'indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dell′0,82% in un contesto di scambi instabili, mentre l’indice CSI 300 della Cina continentale ha lasciato lo 0,5%.
Piatto l'andamento degli indici indiani.
Negli Stati Uniti, durante la notte, tutti e tre i principali indici sono scesi, con il Nasdaq Composite in calo del 2,61%, il Dow Jones Industrial Average scivolato dello 0,99% e l'S&P 500 arretrato dell′1,78%.